Il Tirreno

l’inchiesta sui CARABINiERI 

Archiviati per infondatezza del reato Liberatori e Cappeluti

Libero Red Dolce
Archiviati per infondatezza del reato Liberatori e Cappeluti

Ecco le motivazioni, i due ufficiali erano usciti dall’indagine sui fatti in Lunigiana Non fu un aiuto l’ordine di affiancare un superiore a un brigadiere indagato

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massa. Un’archiviazione che elimina tutte le ombre quella che è arrivata per Saverio Cappeluti, ex comandante dei carabinieri in Lunigiana e Valerio Liberatori, ex comandante provinciale, in relazione all’indagine sui pestaggi nelle caserme lunigianesi. Se inizialmente la pubblico ministero Alessia Iacopini aveva chiesto l’archiviazione per particolare tenuità dell’offesa, dopo l’opposizione delle difese per i due è arrivata l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato, disposta dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Maddaleni.

Anche la procura aveva cambiato la sua posizione, arrivando a concludere il 22 gennaio scorso con una richiesta di archiviazione per infondatezza. La prima richiesta, come si può capire, avrebbe rappresentato una macchia nella vita e nella carriera dei suo militari. Prevista dall’articolo 131 bis del codice penale, esclude «la punibilità del colpevole per fatti che, sebbene astrattamente costituiscano reato, risultano espressione di un grado di offensività particolarmente tenue». Ben diverso dalla ben più onorevole infondatezza poi decisa dal giudice.

Quest’ultima - come spiegato nell’ordinanza di archiviazione - «deve essere pronunciata quando gli elementi acquisiti nel coorso delle indagini preliminari non siano idonei a sostenere l’accusa in giudizio».

C'è inoltre un'ulteriore, importante questione. La procura di Genova è intervenuta, decidendo di avocare a sé il procedimento.

La difesa del capitano Cappelluti sostenuta dall’avvocato Mario Antinucci del foro di Roma, docente di procedura penale presso l'Universita' Sapienza di Roma spiega di aver respinto «in maniera netta e categorica l’infamante accusa presentando formale opposizione alla richiesta di archiviazione per speciale tenuità del fatto, previa acquisizione di tutti gli atti d'indagine ivi inclusa la trascrizione integrale delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, assumendo nelle ragioni del dissenso ferma posizione ancorata ai fondamentali principi del giusto processo.  A valle dei necessari controlli sull'azione penale sollecitati dalla difesa, e' intervenuta in via gerarchica la Procura Generale presso la Corte d'appello di Genova, avocando a se il fascicolo della Procura di Massa, estromettendo d'ufficio il pm titolare dell’inchiesta e formulando per entrambi gli ufficiali “richiesta di piena archiviazione per insussistenza del fatto-reato».


Cappelluti e Liberatori erano accusati di avere aiutato un brigadiere dei carabiniere, Alessandro Fiorentino, a evitare le indagini, consapevoli del fatto che fossero in corso intercettazioni ambientali dentro la sua auto. Per farlo avrebbero deciso di affiancargli colleghi più alto in grado in modo da evitare che fosse capo pattuglia.

Cappelluti, difeso dall’avvocato Mario Antinucci, quando fu ascoltato si assunse la piena paternità dell’ordine, negando di essere stato a conoscenza dell’indagine. Appena assegnato al comando della compagnia di Pontremoli, spiegò che aveva preso la decisione dopo aver saputo di alcune pendenze di Fiorentino precedenti alle indagini che poi portarono all’operazione. Liberatori, difeso dall’avvocata Giovanna Barsotti, per il giudice era «certamente a conoscenza dell’indagine in corso» ma chiarì di avere indotto Cappeluti ad affiancare il brigadiere con più alto in grado.

Sulle versioni difensive il gip solleva qualche perplessità. Scrive infatti che «ben due ufficiali dell’Arma riferiscono circostanze che riconducono al Liberatori l’ordine, poi concretamente adottato dal Cappeluti, con cui è stato deciso l’affiancamento di militari più alti in grado al Fiorentino». E aggiunge: «ragionevolmente certo che l’iniziativa si partita da Liberatori, non vi sono tuttavia elementi per ritiene accertato in che modo il Comandante provinciale l’abbia giustificata col Cappeluti».

In calce però le parole più importanti: «L’ordine di affiancamento non era oggettivamente idoneo ad aiutare Fiorentino in relazione alle ipotesi di reato>. —

Libero Red Dolce
 

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