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Ragazzi, attenzione ai pericoli del web

Camilla Palagi
Ragazzi, attenzione ai pericoli del web

Cyberbullismo e privacy violata: lezione della polizia postale «Siete undicenni e avete un profilo social? Siete fuorilegge»

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MASSA. Il linguaggio del web e il valore della parola, la rete è un pericolo o un’opportunità? A domandarselo circa 60 mila studenti in occasione del Safer Internet Day 2019, l’iniziativa realizzata ieri nelle scuole di tutta Italia per affrontare il tema del cyberbullismo e della navigazione consapevole in internet. La campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dalla Polizia postale e delle comunicazioni, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e con l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. E alla scuola media inferiore Alfieri Bertagnini ha visto la partecipazione di Daniele Mancini, assistente capo coordinatore della polizia postale di Massa Carrara.

È stata una lezione seguita con grande interesse dai ragazzi. E in cui le sorprese non sono mancate. Soprattutto per i giovanissimi presenti all'incontro. Solo undici anni compiuti, ma con alle spalle già un’infrazione. Denunciata, si può dire, ad un pubblico ufficiale.

«Chi di voi ha un profilo social?». Alla domanda del poliziotto le mani si alzano sicure. La stragrande maggioranza dei presenti in aula magna ha un account. «Allora avete mentito sulla vostra età anagrafica», li gela Mancini, riferendosi al fatto che l’età minima per potersi iscrivere a Istagram, Facebook o Snapchat è di 13 anni. I loro occhi si spalancano, a turno si guardano gli uni verso gli altri, in cerca di qualcosa da replicare. Nel frattempo, le mani si abbassano lentamente. «Siete la prova provata che ciò che si trova su internet può non corrispondere alla realtà». Ma realtà e finzione nel mondo virtuale spesso si confondono. E non è facile distinguere e prendere le distanze.

La questione non riguarda solo i bambini. Sempre più gruppi editoriali decidono infatti di investire anche in un ruolo intermedio, un moderatore, che ha il compito di mantenere una pagina online vivibile e non violenta. Un ambiente sicuro, insomma. Ma non sempre nello spazio infinito del cybermondo si può contare su una figura a tutela dell’utente. L’uso di parole violente, la violenza verbale, è infatti una trappola nella quale è facile cadere. Fare chiarezza dunque è un vero e proprio compito in classe per i bambini, attraverso il progetto al quale la Bertagnini ha aderito dal nome “Un mondo di social”. Per il target dei genitori, il compito è invece un po’ più complicato.

«Gli incontri sul tema organizzati per i genitori purtroppo hanno avuto una scarsa affluenza. Hanno tanti impegni di lavoro, nessuno vuole giudicarli. Ma internet non può diventare il baby sitter del bambino», commenta Mancini. L’obiettivo delle attività di prevenzione/informazione promosse dalla Polizia è quella di insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi al cyberbullismo, alla violazione della privacy altrui e propria, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all'adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé o per gli altri, stimolando i ragazzi a costruire relazioni positive e significative con i propri coetanei anche nella sfera virtuale. «Regaliamo ogni giorno i nostri dati personali alle multinazionali che li rivendono – ha concluso Mancini – La vostra vita è interamente online, e potrebbe essere utilizzata contro di voi». —

Camilla Palagi

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