Il Tirreno

il caso 

Per 210 euro diventa una “cattiva pagatrice”

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carrara. “Cattiva pagatrice”: l’hanno bollata così in banca. Per non avere saldato un debito di 210 euro. Di cui nessuno l’aveva informata. «E, adesso, a causa di questa cosa, non posso più chiedere un prestito di cui avevo bisogno. Una somma modesta ma per me necessaria a coprire spese straordinarie». A raccontare la sua disavventura con il mondo creditizio è una ex dipendente dell’Asl, ora in pensione. «Anni fa, nel 2010, avevo chiesto e ottenuto tramite il Monte dei Paschi un prestito personale di 9.435 euro. Ho pagato per alcuni mesi le rate pattuite, poi ho saldato tutto e chiuso il resto». Nel “pacchetto” del prestito, però, c’era anche una carta di credito rateale le cui rate, quando la donna estingue il debito, rimangono insolute.

Passa del tempo e la ex infermiera ha bisogno di un altro prestito. Si rivolge, stavolta, a uno sportello Carige. Ma ottiene un rifiuto: “Spiacente, la sua posizione è classificata dal Crif (la Centrale rischi finanziari a cui si rivolgono le banche) come cattiva pagatrice, il prestito è negato”, le dicono più o meno.

La signora lì per lì non capisce, poi si informa e scopre che effettivamente di quei 210 euro non pagati. «Forse non ero stata attenta, ma nessuno mi aveva detto, al tempo del primo prestito, che dovevo saldare ancora quella cifra. Se me lo avessero detto, avrei provveduto». Ma non è finita: la donna, ora, ha pagato quanto doveva, ma il via libera al prestito ancora non lo ha avuto. «Dicono che bisogna attendere le verifiche. E intanto, io, non so come fare. Sono pensionata, ho bisogno di quel prestito. Devo andare dagli usurai?» —

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