Il Tirreno

«Il Politeama si può salvare ma servono cinque milioni»

M.B.
«Il Politeama si può salvare ma servono cinque milioni»

La cifra comprende il recupero della funzionalità del teatro, del foyer e del ridotto ma anche della sottostante pista di pattinaggio. Un appello ai privati

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CARRARA. Il Politeama si può salvare. È questo il messaggio che un gruppo di cittadini sta cercando di far passare verso la comunità carrarese innanzitutto e di riflesso verso l’amministrazione comunale. Prima di arrivare a questa convinzione, il gruppo - composto da tecnici, insegnanti, studenti, giovani, semplici cittadini, professionisti - da mesi sta facendo un’analisi sia della struttura in sé che dei progetti che nel tempo sono stati fatti per il recupero e il consolidamento. Da questa analisi ne scaturisce che sì, lo stabile, autentico capolavoro di architettura e ingegneria di fine 800, secondo teatro della Toscana per capienza, realizzato dall’ingegner Leandro Caselli (lo stesso della scuola Saffi, della Caserma Dogali, del ponte della Lugnola e della Torretta alla Padula), può tornare a essere fruito.

Il problema è: come fare?

Le risorse necessarie, secondo questo gruppo di esperti, si aggirano intorno ai cinque milioni per un recupero totale che preveda la riapertura delle vie di fuga, l’adeguamento del palcoscenico, e soprattutto il consolidamento dell’accesso, del foyer e del ridotto, oltre alla sottostante pista di pattinaggio (sic, un ampio locale sottostante al foyer). L’idea di fondo, secondo i promotori dell’idea, è ricorrere ai privati: il Politeama fu fatto da privati, come gli Animosi, come tanti teatri importanti italiani vedi la Fenice. L’Art Bonus è una strada percorribile, e forme analoghe, ma l’Art Bonus ha bisogno che la proprietà sia completamente pubblica, mentre nel Politeama il pubblico, cioé il Comune è proprietario solo del Ridotto e di altri locali, per circa il venti per cento.

In questa fase di promozione della lotta per il recupero, questi cittadini hanno immaginato che il Politeama fosse un essere vivo e parlante, e gli fanno dire: «Il 2008 non fu un crollo ma fu il mio urlo verso la città, verso la comunità culturale e sociale, non solo locale. Dopo mille e fastidiose erosioni, nel lungo periodo post bellico, ho dovuto sbottare ma per riavere tutta la vostra attenzione e la cura che merito. Non ho bisogno di polemiche ma di perpetuare l’iniziativa dei privati illuminati che mi hanno generato nel 1889, al di fuori di improduttive polemiche da teatrini e con proficue convergenze cittadine e popolari. Tecnicamente - è sempre “il Politeama” che parla - sono recuperabili il mio portico, i miei pilastri, il foyer, il ridotto, la sotterranea pista di pattinaggio, si possono riattivare le vie di fuga, si può attualizzare il mio spettacolare palcoscenico, oltre platea, palchi e gallerie. Posso avere una completa autonomia energetica senza Co2. Sono immodestamente una struttura ingegneristica geniale, dell’ingegner Leandro Caselli di scuola Antonelliana: nobile anticipatrice avanzata di spazialità da cemento armato, forse poco capita ma rappresento il futuro risveglio della città storica. Ringrazio il Fai e i suoi promotori e sostenitori, per il faro acceso con i Luoghi del cuore, cui hanno risposto molti cittadini. Ringrazio i sensibili cittadini, dagli Amici della lirica ai rappresentanti delle associazioni ai tecnici, che si sono spesso riuniti e hanno auspicato soluzioni reali. Amministratori, Istituzioni, scuole, sovrintendenza, privati, organismi di controllo e giuridici, possono attivare nuovi e antichi strumenti: posso mettere a disposizione l’uso di spazi, posso creare nuovi strumenti di gestione e di orgoglio per la città e non solo, perché Carrara è un luogo che dialoga col mondo. Possiamo parlare di cultura, di valori e di economia, se tutti insieme avviamo un processo consistente che sarà di rigenerazione urbana generale. Il vostro Politeama». —M.B.

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