Contrasse la polio con il vaccino, Ministero condannato a risarcire
La Corte di Cassazione respinge il ricorso: i familiari della donna non dovranno restituire la somma ricevuta
massa carrara. «Una cifra importante». Di più l’avvocato Francesco Achille Rossi non può dire. Il marito e la figlia della signora vogliono guardare avanti, anche se sì, c’è sollievo per il pronunciamento della Cassazione, che ha respinto il ricorso del Ministero della Salute, rendendo definitiva la sentenza che obbligava lo stesso Ministero al risarcimento. Un accoglimento del ricorso governativo li avrebbe obbligati alla restituzione della somma percepita dopo il secondo grado di giudizio. Nel frattempo la signora è morta, anche se, specifica l’avvocato Rossi, non per cause riconducibili alla poliomelite.
Quand’era ancora una bambina, nel 1960, fu vaccinata contro la polio. Ma il vaccino, hanno stabilito due gradi di giudizio e confermato la Cassazione, le ha provocato danni fisici permanenti. Una vita di sofferenza, resa meno dura solo dall’amore del marito, e della figlia.
Poi, nel 2005, il certificato Asl che stabilisce una correlazione tra il vaccino e la malattia. «Il Ministero ha tentato di opporsi alla richiesta di indennizzo. La prima per decadenza dei termini entro i quali la donna aveva denunciato il fatto. La seconda, opinando sul tipo di vaccinazione».
Nel marzo 2005 l’Asl di Massa stabilì (con apposito certificato) il nesso causale tra la vaccinazione antipolio fatto dalla signora nel 1960 e la malattia contratta. La conclusione fu avallata dal Ctu (Consulente tecnico d’ufficio) del Tribunale. Il primo grado di giudizio fu vinto dalla signora e dalla sua famiglia e il Ministero ricorse in Appello. Ma anche la Corte d’Appello di Genova ha dato ragione alla donna. A questo punto il Ministero della Salute ha fatto ricorso in Cassazione. E la Corte di Cassazione, che può giudicare nelle argomentazioni di diritto ma non nel merito, ha rigettato il ricorso, ritenendo fondati i primi due gradi di giudizio.
«A riconoscere il diritto al risarcimento per i danni provocati dai vaccini antipolio - spiega l’avvocato Rossi - è la legge 210/1992. Questa legge indennizza i vaccinati dopo l’introduzione dell’obbligatorietà del vaccino, che è del 1966, ma già dal 1959 - evidenzia Rossi - senza vaccino non si facevano entrare i bambini a scuola». Ecco che a porre riparo ai limiti della 210/92 interviene la legge 14/10/99, che estende il periodo di indennizzo agli anni precedenti.
Nel 2005 la donna decide di chiedere un risarcimento del danno subìto. «Il Ministero si è opposto - prosegue il legale della famiglia - evidenziando che la legge del 1999 limita a quattro anni il termine entro il quale può essere presentata domanda di indennizzo, e la signora l’aveva fatta nel 2005. Ma la Cassazione ha confermato che se c’è un danno quantificato e si può risalire alla causa da quel momento la prescrizione decade». Il secondo scoglio tra la famiglia della donna e il risarcimento, il Ministero ha cercato di opporlo risalendo al tipo di vaccinazione: «Nel 1960 si usava vaccinare per iniezione, con il Salk. Dal 1962 per via orale, con il metodo Sabin. Entrambi hanno provocato danni riconosciuti. Anche il Ministero - chiosa Rossi - ha riconosciuto i danni provocati dal vaccino Salk». E le due consulenze tecniche richieste da Tribunale e Corte d’Appello hanno riconosciuto la fondatezza dei risultati della Asl massese.
La donna ha ottenuto il risarcimento ma il Ministero ha continuato nella sua battaglia. Nel frattempo la signora è deceduta, anche se non per cause riconducibili alla polio. Con l’ordinanza del 1° febbraio il presidente della Cassazione Antonio Manna fa finalmente calare il sipario su una vicenda che ha già visto troppa sofferenza. —
Tiziana Gori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google