Il Tirreno

Padre violenta la figlia minorenne per mesi quando la mamma non è in casa

Libero Red Dolce
Padre violenta la figlia minorenne per mesi quando la mamma non è in casa

La denuncia arriva dalla madre di un’amichetta della vittima e dalle insegnanti. L’uomo, che è stato in carcere, ora è libero e a processo

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MASSA. Non sapeva nemmeno come raccontarlo, non aveva più voce né punti di riferimento, con l’anima e l’identità a pezzi: a rubargliele suo papà, l’uomo che più volte aveva abusato di lei, approfittando dell’assenza della madre. E che ora è a processo, con l’accusa di violenza su minore. Al tribunale di Massa in aula davanti al giudice Augusto Lama si racconta una storia tremenda, quella di un padre che per lunghi mesi ha abusato della figlia. Quando erano soli in casa. Rapporti completi con la figlioletta che all’epoca dei fatti ha appena 11 anni, che non sa nemmeno come dare forma alle inquietanti visioni che cominciano ad abitare la sua mente. Incubi che hanno la faccia del padre. Il percorso giudiziario, che si svolge a porte chiuse per l’ovvia necessità di tutelare la ragazzina, non nasce dalle denunce della famiglia.

A scoprire le nefandezze del padre orco gli investigatori arrivano per vie traverse, dai sospetti che nascono a scuola. La ragazzina, in classe alle medie, d’un tratto comincia ad avere atteggiamenti strani. È turbata, facile al pianto, appare alienata. Il suo carattere ha un cambiamento così repentino e netto che è impossibile non accorgersene. Il sole si è spento. All’inizio però lei non parla. Non sa nemmeno dove trovarle le parole nel suo immaginario di ragazzina per descrivere una cosa così. E d’altronde, stando a quello che è stato ricostruito in seguito dagli investigatori, purtroppo i fatti sono pesantissimi. Si parla di violenze tremende, arrivate al rapporto completo, e che andavano avanti da mesi. Lui contro di lei, senza nessuno schermo o qualcuno a cui appigliarsi.

La madre, ancora non ascoltata in aula, sostiene di essere sempre stata assente durante gli episodi. La bimba ha vergogna. Si vergogna di sé, in quel tremendo meccanismo che a volte nasce nella mente di chi subisce abusi. La prima con la quale riesce a parlare è un’amichetta, una compagna di scuola di cui si fida. Non lo fa per denunciare, vuole provare a capire, liberarsi di quel dolore. Di fronte ha una ragazzina come lei. Sconcertata, non adatta di certo a sopportare un fardello del genere. Fortemente turbata dalle visioni che le procurano i racconti dell’amica, ne va subito a parlare con la madre. E finalmente un adulto viene a sapere di quel clima di orrore. Denunciando tutto ai carabinieri. I militari si muovono immediatamente, vengono fatti accertamenti e l’uomo finisce in carcere dopo poco tempo.

E da lì a processo, con l’accusa rappresentata dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti, molto esperta in casi che riguardano la tutela di genere e gli abusi contro i minori. La piccola vittima viene ascoltata a porte chiuse durante un incidente probatorio. E conferma quello che aveva raccontato all’amica e agli inquirenti. Ieri in aula, sempre a porte chiuse, sono state ascoltate le insegnati. Anche a loro qualche confidenza era arrivata e si erano attivati, denunciando tutto. Sentiti anche alcuni compagni di scuola della ragazzina, che hanno ricostruito la vita dell’amica in quei mesi. Il padre non è più in carcere, ma ha una serie di misure restrittive, come il divieto di avvicinamento nei confronti della figlia. La prossima udienza si terrà alla fine di marzo. --

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