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in tribunale 

«Dovevano occuparsi delle strade, ma dichiaravano lavori che non facevano»

Libero Red Dolce
«Dovevano occuparsi delle strade, ma dichiaravano lavori che non facevano»

A processo il proprietario e un dipendente della Ibf e un dipendente di Anas. La denuncia dopo un tentativo di corruzione

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Un sistema di raggiri e frodi all’Anas che crolla per la solerzia di un dipendente, che rifiuta una mazzetta e riferisce tutto ai suoi superiori e poi ai carabinieri. E che ha fatto nascere un’inchiesta che ha portato all’arresto (ora sono in libertà, ndr) e poi a processo tre persone: il proprietario e un dipendente dell’azienda Ibf srl, la ditta che prendeva appalti per la manutenzione di alcune importanti arterie in provincia e un dipendente Anas che aveva il compito di sorvegliante dei lavori.

Di fronte a un collegio giudicante composto dal presidente Augusto Lama, dalla giudice Valentina Prudente e dal giudice Fulvio Biasotti, sono comparsi ieri mattina Paolo Busticchi, il proprietario dell’azienda, Bruno Landi, suo dipendente, e Domenico Marchionna, il sorvegliante Anas. Ma durante la mattinata l’udienza si è concentrata sull’audizione del tenente Renato Paladini, testimone della pm Alessia Iacopini, titolare dell’inchiesta, che ha raccontato come si svolsero le indagini.

«Il 28 dicembre del 2016 - ha raccontato l’ufficiale dell’arma in aula - il responsabile sicurezza dell’Anas in Lunigiana, Matteo Coppa, veniva fermato da Busticchi a Carrara con la richiesta di un incontro». Coppa è responsabile della sicurezza per la statale Aurelia, per la statale 62 Cisa, la 63 del Cerreto e la 67 bis, conosciuta come la Tosco-Romagnola.

«Busticchi - continua il tenente - gli chiedeva un incontro e in auto provava a dargli una mazzetta. La ragione era l’ottimo lavoro di contabilizzazione per i lavori e per avere svolto il suo lavoro con celerità. Coppa però rifiuta subito, dicendo di avere fatto il suo lavoro».

Busticchi però non si sarebbe fermato lì. «Gli diceva di essere in imbarazzo - aggiunge il carabiniere - che comunque la sua efficienza non era stata comune. E che accettare regalie era una prassi comune, abituale con molti altri funzionari Anas».

Coppa però rifiuta ancora e scrive una dettagliata mail ai suoi superiori. Che lo esortano a riferire tutto anche ai carabinieri, cosa che prontamente farà.

I carabinieri si attivano, siamo nel gennaio del 2017, e chiedono l’autorizzazione, accordata, per intercettazioni ambientali e telefoniche. Da una visura capiscono che la Ibf è in mano a due soci, Busticchi e Davide Ceci, e che Busticchi è l’amministratore. Solo dopo entrerà nell’inchiesta il nome di Landi, un dipendente della ditta.

Dalle intercettazioni non emerge proprio un bel quadro. «Scopriamo situazioni di frodi nelle forniture. C’è un capitolato di Anas che chiarisce i compiti che l’appaltatore avrebbe dovuto rispettare: tempi di lavoro, il modo di procedere. Questi erano sistematicamente violati. Ci sono decine di esempi».

Dalle carte dell’accusa emergono vari episodi: un intervento di manutenzione ordinaria sulla statale 62 lasciato a metà, con i rifiuti speciali come fogliame misto a idrocarburi abbandonati in strada. Lavori eseguiti con meno operai di quelli previsti: dove da contratto dovevano essere impiegati tre ce n’erano solo due. Emerge anche una telefonata con un noto politico della zona. «Lo chiamavano per chiedergli di intervenire su Anas, di non essere pressanti con i controlli», spiega Paladini.

Le difese si sono molto concentrate sul ruolo del tenente e sul fatto che dopo le intercettazioni non fu lui a seguire le indagini sul campo. Furono in effetti altri due militari che verranno sentiti alla prossima udienza il 4 marzo. L’avvocato Carlo Rampi che difende Busticchi ha fatto presente però che gli interventi di manutenzione venivano fotografati: il prima e il dopo. Elementi che probabilmente compariranno nel corso del processo. —

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