Attenzione
«Raggirato anch’io dai referti truccati»
Parla davanti al giudice il medico Mario Pucci che spiega di essere estraneo ai fatti, non era lui a valutare le immagini
massa. I certificati li scriveva e firmava lui stesso, conferma il dottor Mario Pucci, ma che fossero falsi davvero non poteva saperlo. E così, il medico che si trova ai domiciliari perché finito nell’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni, ha offerto al giudice Ermanno De Mattia la sua versione dei fatti. Dichiarandosi estraneo a qualunque proposito criminale.
Di fronte al giudice e affiancato dagli avvocati difensori Paolo Bertoncini e Stefano Salvatori Pucci ha ripercorso i sette, otto episodi che gli vengono contestati dalla procura. In buona sostanza la produzione di falsi certificati, utilizzati poi dalla presunta associazione a delinquere per ottenere i rimborsi dalle assicurazioni. Pucci ha spiegato perché dal suo punto di vista non si può parlare di certificazioni false.
In pratica le contestazioni sul suo operato sono due, per quanto piuttosto simili. È accusato innanzitutto perché i referti delle risonanze magnetiche sono risultati falsi, cioè scritti di sana pianta, letteralmente inventati, senza che venisse inserito nel database dell’istituto radiologico; oppure altri referti che però si riferivano a lesioni di altri pazienti, diagnosi reali, corrette, che però venivano riutilizzate attribuendoli a pazienti sani, senza traumi o problemi.
La spiegazione di Pucci per entrambi i casi è cristallina: il suo compito era quello di leggere i referti, dunque d’intervenire a lettura delle immagini già avvenuta. Quei referti raccontavano di traumi e incidenti subiti sul serio. E i certificati di Pucci in qualche modo prendevano atto dello stato di cose. Insomma, anche lui sarebbe stato raggirato da altri.
Gli episodi che gli vengono contestati sono avvenuti sia come medico privato che quando era in turno al pronto soccorso: Pucci racconta che arrivava gente in ambulanza, alcuni con codice giallo, assegnato dal triage, che insomma certificava l’esistenza di lesioni importante. Lui non poteva sapere come si fossero procurati le lesioni, se ad esempio si fossero buttati in terra fingendo un incidente.
Pucci ha spiegato insomma che le sue certificazioni erano basate su referti, scritti da altri, che lui prendeva per buoni. E questo succedeva per i vari certificati prodotti, fossero per la prosecuzione di malattia, pronto soccorso o in casi più rari perizie medico legali.
E nega anche contatti con le altre persone che sono finite nell’inchiesta. Ha spiegato soltanto di conoscere il consulente dell’infortunistica Emiliano Gentili. Pucci ha raccontato che questi era andato in studio per dirgli che aveva bisogno di alcuni certificati e perizie per alcuni clienti. Mai preso nessun soldo in più che non fosse quello delle perizie fatte e nelle carte, per gli avvocati, non c’è traccia di passaggi di denaro ad hoc per creare certificati falsi. Il giudice dopo la testimonianza si è riservato di valutare nei prossimi giorni se revocare o sospendere la misura cautelare. In caso di rifiuto, gli avvocati probabilmente faranno un riesame.
Di fronte ai giudici è comparsa anche Eleonora Pucciarelli, che si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Libero Red Dolce
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
