Il Tirreno

Cinquecento anni e sentirli tutti: il degrado del Pomario Ducale

Camilla Palagi
Cinquecento anni e sentirli tutti: il degrado del Pomario Ducale

Lo storico giardino dei Malaspina abbandonato da decenni e ricoperto dai rovi. Italia Nostra chiede l’intervento del sindaco. «Ma non ha messo mano al problema»

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MASSA. Ha 462 anni. E li dimostra tutti. Certo il Pomario Ducale, il giardino storico di via Palestro, nasce per durare nel tempo. Almeno questo era il desiderio che il principe Alberico I Cybo Malaspina aveva espresso realizzandolo. E al tempo resiste, grazie a quella magica capacità della natura di autorigenerarsi. Ma chissà che cosa direbbe Alberico vedendolo oggi, con quei rovi e quelle sterpaglie che lo ricoprono quasi interamente. A voler guardare bene qualcosa di buono c’è. Un grande spazio verde che anche se con poche arance e pochi cedri, a onor del vero di quelli se se ne vedono ben che pochi, grazie a qualche documento storico non è difficile immaginare.

Così come da cornice originale del 1557: “In questo giardino – scriveva il professor Stefano Giampaoli - fra altre piante da frutto, sono accolte le varie specie di agrumi coltivate nelle proprietà del principe: vi sono gli aranci che crescono lungo il reticolo di viali e vialetti, vi sono i cedri messi a spalliera e i limoni, questi ultimi addossati ai muri che delimitano il verziere, né mancano varietà sì degli uni che degli altri come i cosiddetti puncigli, e infine i limoncelli dolci sistemati negli angoli più protetti secondo quanto suggerisce l’esperienza” (Scritti e inediti e sparsi, Giampaoli).

Passato di mano in mano ad alcune famiglie storiche della provincia apuana, e dopo alcune perequazioni che hanno rivisto la sua forma originale, il giardino è tornato nelle mani della collettività. E come in passato l’associazione ambientalista Italia Nostra chiede impegno agli organi competenti affinché quell'area venga salvata dal degrado. E soprattutto che dopo tanto tempo trascorso ricoperta dai rovi, ora non venga ricoperta da una colata di cemento. Italia Nostra lo chiarisce alla Soprintendenza: «Come sa il livello di civiltà di un popolo si misura anche sulla sua capacità di tutelare, rispettare e valorizzare il patrimonio storico e culturale che è stato tramandato dalle generazioni precedenti. Non è purtroppo un mistero che la nostra città, sotto questo aspetto, abbia dovuto sopportare un costante, quanto inaccettabile, depauperamento delle sue risorse architettoniche ed ambientali, e delle non poche testimonianze urbanistiche del suo passato. Dopo le traversie che nel corso dei secoli lo hanno interessato, il giardino albericiano mantiene tutt'oggi la sua integrità. E con essa la possibilità di un suo recupero integrale».

Poi a dicembre Italia Nostra illustra le potenzialità dello spazio anche all'amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Persiani. L’incontro, dicono gli ambientalisti, è stata una prima occasione per un confronto sul tema e per capire che cosa intende palazzo civico per ridare luce e dignità a quello scrigno naturale che aspetta solo di essere riaperto. Magari in quanto parco a disposizione delle molte scuole che si trovano lì accanto: la Bertagnini, il Salvetti, la Malaspina – Staffetti. «Il sindaco ha dichiarato di non aver messo mano al problema» fa sapere Bruno Giampaoli presidente di Italia Nostra, ma l’associazione non nasconde la volontà di tenere alta l’attenzione su quel gioiello d'altri tempi». E nuove iniziative a riguardo sembrano essere alle porte. 
 

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