Il Tirreno

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Storie e volti della Filanda: parte la grande ricerca

Gianluca Uberti
Storie e volti della Filanda: parte la grande ricerca

Oggi a Barbarasco verrà illustrato il progetto fotografico di ricostruzione dell’epopea dello jutificio “Montecatini”, dove lavoravano oltre 1.500 persone

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TRESANA. Dalle fabbriche ai supermercati. Se non è un segno dei tempi questo. È la trasformazione che si è compiuta nel quartiere della Ragnaia ad Aulla, dove è sorto, da quasi due mesi, un nuovo supermercato Eurospin sui terreni che ospitavano lo stabilimento industriale Montecatini, la Filanda, demolito una quindicina di anni fa, che ha talmente caratterizzato la storia del quartiere da fare sì che questo venga tuttora chiamato Filanda. Tanti hanno lavorato in quello stabilimento, fino a 1.500 furono gli occupati, chi come operaio fabbricando sacchi di juta, soprattutto donne, chi come impiegato negli uffici. Per questo, per non dimenticare una storia importante, iniziata nel 1916 e conclusasi a fine anni '80, è nata l’Associazione Fili di Juta, la cui coordinatrice è Melania Sebastiani, alla quale si affiancano altri soci fondatori: Claudia Bacci, Davide Carlotti, Bruna Donati, Gianmarco Gorlandi, Cristian Linari, Matteo Manzin, Monia Musso, Matteo Ratti, Gabriele Simonelli e Fiorenza Venturini.

E proprio Fili di Juta, assieme al gruppo Fotoamatori Tresana e a Lunica Foto, ripercorreranno le tappe di una grande impresa, andando a cercare i soggetti protagonisti del 900 industriale lunigianese e i loro discendenti. Tanti volti, tanti oggetti e tante storie. Lo faranno grazie al Comune di Tresana, che ospiterà oggi a Barbarasco, la giornata di presentazione del progetto “Ritratti dalla Filanda”, che prevede il coinvolgimento di due professionisti della fotografia.

Dalle 17, nella sala consiliare del municipio a Barbarasco, avverrà uno scambio di oggetti e aneddoti che ricordano il tempo in cui i lunigianesi, soprattutto le donne, filavano. Partivano a grappoli, in bicicletta, per raggiungere lo stabilimento Montecatini. «Anche mia nonna Eleonora era una filandina» dice il sindaco di Tresana, Matteo Mastrini, così stringendo il filo che unisce storia pubblica e privata. Donne che partivano da Tresana insieme e spesso cantavano per scacciare la paura: "Filanda ognior c’è polvere e sudor ma il più che fa paura è il caposala e il direttor". Durante la manifestazione l'associazione Fili di Juta, il Gruppo Fotoamatori Tresana e Lunica Foto entreranno nel dettaglio del progetto “Ritratti dalla Filanda”, che coinvolgerà la popolazione sotto la guida di due esperti ritrattisti per i prossimi mesi. Seguirà la proiezione del documentario “La Filanda: una fabbrica, un quartiere, un mondo”, realizzato dagli studenti del liceo classico di Aulla. «Ricostruire il ritratto di una persona - spiega Melania Sebastiani di Fili di Juta - significa ascoltarla, farle domande, comprenderla, restituire il suo volto che è poi il volto di nostri familiari e amici». Le fa eco Daniele Giannetti dei Fotoamatori Tresana: «È un ritratto fotografico, ma, soprattutto, un ritratto sociale. Nel benevolo inganno costituito dalla richiesta di scattare una foto, ricerchiamo la Storia». A concludere Francesca Fontana di Lunica Foto: «Siamo felici di partire da un progetto didattico, il documentario, che abbiamo seguito sin dagli esordi. Gli studenti del liceo si sono riappropriati del passato e ce lo hanno reso in una forma che è di ispirazione per altri lavori, che avranno un’altra forma, un’altra intenzione artistica, un’altra passione sociale, che esce dalle aule e attraversa la Lunigiana tutta». —

Gianluca Uberti

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