Il Tirreno

L’altro Michelangelo innamorato di Carrara

Francesca Vatteroni
L’altro Michelangelo innamorato di Carrara

Alla Coop Scultori sta lavorando Toffetti, bergamasco, autore di opere anche alla Cappella Sistina e molto quotato negli Usa

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CARRARA. Lui si chiama Michelangelo, fa lo scultore, la Cappella Sistina ospita alcune delle sue opere d’arte e si è innamorato perdutamente del marmo di Carrara, tanto da decidere di venire ad abitare nella nostra città. Stiamo parlando di Michelangelo Toffetti, lo scultore di origini bergamasche molto conosciuto soprattutto negli Stati Uniti, che ha deciso di stabilirsi proprio a Carrara e che è entrato a far parte della famiglia (come la definisce lui) dei ragazzi della Cooperativa Scultori di Carrara che hanno il laboratorio a San Martino. In realtà probabilmente non è un caso che Toffetti porti il nome del Maestro del Rinascimento: infatti l’artista proviene da una famiglia di scultori, dato che anche il padre scolpiva e insieme a lui ha dato vita ad alcune opere di grande pregio, come la fonte battesimale in bronzo e oro presso la Cappella Sistina dove vengono celebrati i battesimi all’inizio dell’anno e un leggìo sempre nella Cappella Sistina o come la cappella papale presso il Santuario di Caravaggio, dove ha realizzato, in occasione della visita del Papa Giovanni Paolo II del 1992, gli stucchi in gesso, i pavimenti in marmo, l’altare, tutto l’arredo e le vetrate artistiche.

«So lavorare tutto però adoro il marmo», spiega l’artista, premiato nel 2014 come eccellenza italiana a Washinghton, presso Caffè Milano, l’esclusivo ristorante dove si celebrano gli eventi più glamour e dove, per fare un esempio, la settimana prima della premiazione di Toffetti, Michelle Obama aveva festeggiato il compleanno. «A Carrara mi ha portato la passione e l’esigenza assoluta del marmo», sostiene convinto l’artista, cresciuto in mezzo a scalpelli e polvere di marmo nella bottega del padre, proprio sotto casa, in cui è subito andato a lavorare finita la scuola dell’obbligo. E aggiunge: «La bottega è rimasta a mio fratello: io mi voglio reinventare daccapo qua, dove ho trovato un ambiente, con i ragazzi, professionale e familiare per poter creare al meglio. Perché per lavorare il marmo ci vuole sentimento, per scaldare il marmo ci vuole passione. Per questo mi appoggerò ai ragazzi e al loro laboratorio».

Intanto l’artista sta già lavorando a 7 “baci”, vale a dire a 7 statue, ciascuna delle quali immortala un abbraccio scolpito nel marmo: destinazione New York per una mostra, con una delle sette opere già praticamente venduta a una banca. Toffetti ci parla del mercato d’arte americano e ci spiega come là sia tutto molto veloce e giovane e soprattutto proiettato verso il futuro: «Ma qua c’è qualcosa di autentico che negli Stati Uniti manca - fa presente l’artista - noi abbiamo il marmo nel Dna, come i ragazzi qua al laboratorio che sono rimasti tra i pochi a lavorare con il compasso. Significa che c’è un’energia vera da cui prende vita la statua e che la scultura fatta con la macchina non possiede».

È per via di questa autenticità che Toffetti considera Carrara il posto ideale dove creare per poi esportare e vendere il made in Italy: «A me piacerebbe aiutare a creare un ponte artistico tra Carrara e gli Stati Uniti - ha rivelato lo scultore - perché oltreoceano, sono certo che Carrara ha la possibilità di crearsi un nome nel mondo dell’arte». —

Francesca Vatteroni



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