Sicurezza
La Regione boccia il progetto di cava Castelbaito
Stop a un piano di estrazione del marmo da 200mila metri cubi. Legambiente esulta: stavano devastando il Parco
FIVIZZANO. La Regione respinge il piano della cava Castelbaito-Fratteta. Legambiente soddisfatta
Sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (Burt) del 16 scorso è stato pubblicato il decreto di archiviazione della richiesta di Via (Valutazione impatto ambientale) presentata dalla società Marmi Walton Carrara Srl per la cava Castelbaito-Fratteta, nel bacino “Sagro, Morlungo e Borla”, in pieno Parco delle Apuane. La Direzione regionale Ambiente ed Energia della Regione aveva chiesto alla società di presentare, entro il termine di 30 giorni, integrazioni, chiarimenti e controdeduzioni alle osservazioni al piano di sfruttamento della cava presentate da Legambiente. Trascorso inutilmente tale termine, ha archiviato la pratica, respingendo così il progetto d’escavazione di quasi 200.000 metri cubi in 5 anni.
«Esprimiamo apprezzamento per la procedura di Via condotta dalla Regione – commenta ora Legambiente Toscana – . Per quanto si trattasse di un atto dovuto, non si può tacere che, la cava pur trovandosi nella stessa situazione di incompatibilità ambientale e di violazione sistematica delle prescrizioni (non diversamente, purtroppo da molte altre cave, per oltre 10 anni ha potuto proseguire l’opera devastatrice all’interno del Parco, grazie alle autorizzazioni ottenute».
Legambiente Toscana aveva presentato una serie di osservazioni pesantissime che hanno portato alla “resa” della società. «Le relazioni progettuali – dice l’associazione ambientalista erano incomplete, contraddittorie e inattendibili perfino relativamente al rapporto blocchi/detriti e alla quantità di detriti prevista. Sullo smaltimento dei detriti, la ditta era reticente affermava che “la destinazione di riutilizzo delle rocce e terre da scavo è certa e determinata” e che i detriti sarebbero stati “allontanati da ditta specializzata”, mentre la realtà,, sotto gli occhi di tutti, è ben diversa: inidoneità (divieto di transito ai camion) di tutte le strade utili per il trasporto a valle dei detriti e abbandono totale, da parecchi anni e in pieno Parco, dei detriti, violando le prescrizioni dell’autorizzazione».
Legambiente contestava anche la carenza di misure per la protezione delle acque sotterrane: «Anziché tenere scrupolosamente pulite le superfici, infatti» la ditta avrebbe lasciato infiltrare la marmettola nelle fratture del marmo «confidando sul loro progressivo intasamento a causa della marmettola che, “compattata dal continuo passaggio dei mezzi meccanici, riempie e cementa le fratture presenti rendendo impermeabile l'ammasso roccioso”».
L’augurio di Legambiente dopo questa “vittoria” è che il Piano attuativo del bacino estrattivo di Fivizzano, in fase di redazione, condivida l’approccio della Regione ed escluda definitivamente dalle aree estrattive non solo le cave del monte Borla, ma anche quelle ai piedi del Sagro, visto che anch’esse presentano identiche problematiche, con l’aggravante dell’abbandono di una quantità di detriti ancora maggiore, che ha in buona parte sepolto la valle glaciale». —
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