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Il sogno infranto del “nuovo” Supercinema in un centro città sempre più desertificato

C.F.
Il sogno infranto del “nuovo” Supercinema in un centro città sempre più desertificato

Il progetto di riaprire la sala di via Verdi è naufragato. L’assessora alla Cultura Federica Forti: cinema fattore di aggregazione

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CARRARA. «Io ricordo Carrara con due cinema aperti in via Verdi e le domeniche sere in cui l’appuntamento con le proiezioni erano un riferimento per incontrarsi con gli amici e parlare dei film appena visti. La cultura era un fattore di aggregazione», dice Federica Forti, assessora alla Cultura della giunta comunale.

Tempi lontani (e la Forti è forse troppo giovane per ricordare che, oltre a Supercinema e Garibaldi, le sale in via Verdi, in città al cinema si andava anche al Marconi, agli Animosi, dai Gesuiti e all’Antoniano), che probabilmente non torneranno più. Perchè le multisala e Netflix hanno ucciso il “cinema di quartiere”. Anche se in altre città (anche nella piccola Sarzana, ad esempio) resiste ancora.

Eppure un progetto per riaprire il Supercinema – un modo per rivitalizzare via Verdi e la città, dicono le voci raccolte a “Caffè Tirreno” – esiste da tempo. Lo aveva presentato Maurizio Ambrosini, storico titolare del Super. Prevedeva l’intera ristrutturazione e sopraelevazione dello stabile con la creazione di due sale, da 235 e 125 posti, e otto appartamenti. Nel marzo 2012, poi, la sala cinematografica di via Verdi è stata rilevata da una società che fa capo all’ex consigliere comunale del Pd Lucio Boggi, commercialista e imprenditore, attraverso l’acquisizione delle quote diGiu.Bar Cinema e Plutone immobiliare srl. Boggi è così diventato anche titolare della concessione edilizia rilasciata nel 2009 a Maurizio Ambrosini. Ma il progetto non va avanti. La nuova società ha dubbi sulla fattibilità dell’impresa: nel frattempo ha aperto la multisala Splendor in zona industriale e la sostenibilità di una sala cinematografica in città vien valutata come rischiosa. Meglio, magari, trasformare quegli spazi in un’area a uso commerciale. L’entrata in vigore di nuove norme sulla sicurezza antisisimica, inoltre – così disse a suo tempo Boggi al Tirreno – faceva diventare il progetto una “missione impossibile”. Nel 2016, la Plutone Immobiliare srl chiede al municipio la restituzione degli oneri di urbanizzazione versati nel 2009 per avviare la ristrutturazione del Supercinema. È l’atto che segna il naufragio definitivo del progetto che avrebbe dovuto riportare un cinema in centro.

«In un mondo in cui la rete permette di vedere molti film e andare al cinema è sempre di più una scelta facoltativa, anche per i cinefili – dice ancora l’assessora Forti – la piccola sala in centro città rispetto al multisala ha maggiore fascino e permette di vivere il cinema ancora come un momento di aggregazione. Avere sale in centro va anche a vantaggio della cinematografia stessa, perché ne preserva la funzione sociale». Per ora, un sogno. —C.F.



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