Gioco
«Basta, qui siamo gelosi anche delle cambiali, così non va»
Collaborazione e sinergia, meno individualismi Ecco le ricette suggerite per risollevare la città
Il rimpianto per una Carrara viva e piena di gente. Il desiderio di rivedere una città popolata. E la cultura come volano per far rinascere il centro storico. Ma anche una autocritica feroce che rende molte bene l’idea: «I carrarini devono smetterla di essere gelosi di tutti, anche delle cambiali». Questo e molto altro è emerso dalla seconda tappa di Caffè Tirreno, al Bar Rudi (ex Svizzerino) di via Verdi.
Donatella Visconti lavora a Carrara da 25 anni (è la “mente dell’associazione Promidea di Confartigianato) e ha le idee molto chiare. «Quello che serve a questa città è maggiore partecipazione da parte di tutti - spiega - È molto semplice, basterebbe che tutti i rappresentanti della politica e delle istituzioni venissero ogni mattina a prendere il caffè a Carrara, basterebbe che si spendesse di più in città, a livello di shopping. Non è una formula magica, e neppure un obiettivo irraggiungibile, ma fino ad oggi questo atteggiamento, questa sinergia a favore di Carrara non si è vista abbastanza. Ed è proprio da qui che bisogna ricominciare».
Rudi Marchi è il titolare del bar che ha ospitato la seconda tappa del nostro caffè. È uno che il termoetro della città lo sente ogni giorno, da dietro il bancone del suo locale, nel bel mezzo di quella via Verdi eletta “strada dell’arte”. Rudi fa un quadro preciso di Carrara, di questa zona di Carrara. «Potrei dire che finchè c’è miseria c’è speranza... vana - comincia - Qui c’è un doppio coprifuoco, diurno e notturno: gente in giro se ne vede pochissima. Il marciapiede è osceno e rotto in più parti e la via dell’arte, per il momento è solo un fantasma. I vecchi mestieri sono scomaprsi, qui nn ne è rimasta traccia e dobbiamo fare i conti con un simbolo importante come il Supercinema chiuso e in condizioni di degrado. Non c’è poi molta tolleranza con i locali visto che quando noi facevano il karaoke a mezzanotte e dieci minuti ci mandavano i vigili, e questo accadeva in piena estate, nel mese di agosto».
A fare un’analisi spietata della situazione di Carrara ci pensa Fabio Cristelli, per oltre trent’anni dentro alla macchina comunale, anche come funzionario di cultura e turismo, e attualmente direttore della galleria d’arte Carrara Gallery che ha aperto i battenti in piazza Alberica. «La situazione è abbastanza pesante, stanno chiudendo tutti - dice - ci vuole un impulso forte per ripartire. Il problema dipende da vent’anni di precedenti amministrazioni miopi in tanti sensi: oggi gli amministratori grillini hanno ricevuto in lascito positivo ma pesante. È inspiegabile come si possa pensare che una città con un introito annuale di quasi trenta milioni di tassa marmi sia ridotta in questo stato. Se questi soldi arrivassero a Pisa porterebbero in piazza dei Miracoli anche le piramidi». Per Cristelli la chiave di volta per risollevare la città passa dalla collaborazione. «Ci vuole un atteggiamento di sinergia, un obiettivo comune da parte di tutti. Dobbiamo superare le divisioni e le invidie, e invece il popolo carrarese è invidioso anche delle cambiali». «Nei miei trent’anni all’interno dell’amministrazione ho conosciuto sindaci in gamba che hanno fatto tanto per Carrara - continua - penso al grande cuore di Alessandro Costa, a Fausto Marchetti e Alberto Pincione. Ricordo poi un grande sindaco e una grande donna, Emilia Fazzi Contigli. Credo che i punti di riferimento ci siano e che per sollevare Carrara bisogna ripartire da qui e dalla collaborazione, solo così si può guarire una Carrara che, oggi, è una malata terminale». Lo sostiene anche Isabella Faggioni: «Cominciamo con riaprire il Supercinema e i teatri, la città può ripopolarsi proprio grazie ai luoghi dove si fa cultura». —
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