Il Tirreno

diario dal rwanda 

«Qui a Cyeza per costruire una scuola dei mestieri»

Gianluca Uberti
«Qui a Cyeza per costruire una scuola dei mestieri»

Sabrina Giannini, Roberto Bellacci e gli altri volontari di AmatAfrica raccontano  il loro lavoro nella missione di Embare: realizzeremo anche un distretto sanitario

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LICCIANA NARDI. Diario di bordo direttamente dal cuore dell'Africa, dal Rwanda, dove hanno portato il loro grande cuore due lunigianesi: Roberto "Scelba" Bellacci da Monti di Licciana Nardi, già salito agli onori delle cronache per l'attività umanitaria che svolge da anni, e Sabrina Giannini da Pallerone di Aulla. Ed è proprio da Sabrina Giannini che veniamo a sapere quanto di buono stanno facendo i 15 volontari di AmatAfrica, un gruppo di solidarietà internazionale della Valle del Serchio, in Garfagnana, partiti lunedì 21 gennaio per il Rwanda, dove stanno acquistando materiale per iniziare i lavori alla scuola dei mestieri, in modo da migliorare il sistema fognario e mettere in sicurezza la struttura dall'erosione dell'acqua piovana.

Perché uno dei principali obiettivi della "trasferta" in terra africana è proprio quello di dare corpo e forma alla scuola dei mestieri, in cui i ragazzi del posto che non vogliono studiare possono imparare a fare le parrucchiere e i falegnami. Il tutto con l'aiuto della missione di Embare, dove li aspettano suor Odette, la suora provinciale, e Omar, italiano di Bergamo, il quale vive qui con la sua bellissima famiglia e fa parte di una Organizzazione Non Governativa che si chiama Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo, che si occupa di costruire acquedotti come quello di Embare, realizzato anche con il contributo di AmatAfrica grazie alle donazioni fatte in Italia. L'acquedotto è costato 180mila euro e fornisce l'acqua a circa 10mila persone.

«Inoltre, abbiamo commissionato - spiega Sabrina Giannini dal Rwanda - l'arredo al falegname per il nuovo distretto sanitario. La struttura l'hanno costruita dei belgi, noi penseremo alle cose al suo interno. Per il momento vi è solo un ambulatorio infermieristico da noi aperto nel 2017, che verrà potenziato con punto nascita, punto prelievi, controllo bambini malnutriti e visite. Tutto è gestito solo da infermieri, i medici non ci sono. Poi, per quanto riguarda la scuola dei mestieri, stiamo facendo i preventivi per acquistare macchine da cucire, materiale per fare maglie di lana, stoffe, fili, caschi da parrucchiera, rasacapelli. Abbiamo anche accettato nuove adozioni di famiglie molto povere e donato abiti. Stiamo valutando alcune famiglie per acquistare loro animali e costruire case a chi non ce l'ha. Su richiesta delle suore abbiamo alzato il muro di cinta della missione, fatto manutenzione alla struttura e stiamo facendo fare i preventivi per la costruzione di una nuova aula per insegnare informatica qui, nella scuola di Cyeza» aggiunge Sabrina.

Perché è Cyeza la base dei 15 volontari, che sono ospiti della missione religiosa delle Suore oblate dello Spirito Santo, dalla quale, poi, raggiungono altre località del Rwanda per portare solidarietà vera, in carne ed ossa. Infine, l'ultimo pensiero di Sabrina è per le persone che hanno perso la casa durante un'alluvione accaduta nell'autunno scorso: «Essendo il primo ospedale disponibile molto lontano da qui, il distretto sanitario è una grande risorsa». Una risorsa in più nel piccolo e poverissimo Rwanda, grande come la Toscana, dove l'aspettativa di vita è di 50 anni. —

Gianluca Uberti

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