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Quei cinquanta campioni perseguitati dal nazismo

Camilla Palagi
Quei cinquanta campioni perseguitati dal nazismo

Massa, una mostra a Palazzo Ducale

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MASSA. In quella lunga lista di persone figura chi veniva da Palermo e chi da Vienna. In comune avevano la passione per lo sport. E l’essersi ritrovate in un campo diverso da quello da gioco. Un campo dalle linee di demarcazione nette; i confini che delineavano erano quelli fra la vita e la morte. Nel mezzo il niente in cui ha ridotto corpi e anime il nazifascismo.

Erano infatti sportivi prima di essere deportati nei campi di concentramento i 50 atleti a cui è stata dedicata la mostra fotografica “Campioni nella memoria”, allestita a palazzo Rosso e organizzata in collaborazione tra l’ufficio scolastico provinciale, la provincia di Massa Carrara, il Comune di Massa, l’Unione veterani sport Toscana e l’associazione partigiana Anpi. La mostra è visitabile fino al 14 febbraio, dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12.30 e il martedì e il giovedì anche nel pomeriggio dalle 15 alle 17. Molte le storie semi sconosciute, fra le altre quella di Arpa Weisz, calciatore ungherese che prima di approdare e morire ad Auschwitz, vestì le maglie di Alessandria ed Inter. Storie di chi dava un valore alla maglia che portava indosso. E che al vestire una camicia nera, ha preferito la morte. Giuseppe Marcarini è stato uno di quelli. La sua non è la storia di un atleta professionista, ma di una promessa del calcio. Marcarini non smette di giocare nemmeno quando è chiamato ad arruolarsi. È in caserma che apprende della notizia dell’armistizio dell’8 settembre. Lì resta in attesa di ricevere ordini. Ma quegli ordini non arrivano. Giungono piuttosto i nazisti che deportano l'uomo nel campo di Thorn. Ai soldati italiani viene chiesto di unirsi a Ss e Repubblica sociale italiana. Marcarini rifiuta e come 650 mila internati militari italiani viene reso schiavo della Germania nazista. Nel suo diario scrive: «Odio non ai nemici, ma agli amici. In Italia ci saranno ancora questi farabutti? Questi devono essere odiati e maledetti, non gli inglesi e gli americani». Nel campo osserva il suo fisico: «Ho provato a correre, ma le mie forze e i miei nervi non rispondono più come una volta. Altro che calcio! Siamo ridotti a scheletri ambulanti».

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All'inaugurazione della mostra era presente il prefetto Paolo D’Attilio, il presidente della provincia Gianni Lorenzetti, il sindaco di Massa Francesco Persiani, il presidente del consiglio Stefano Benedetti e Alberico Evani, assistente del Ct della nazionale Roberto Mancini. —

Camilla Palagi
 

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