Due associazioni divise ma unite Tutto passava per i referti medici
Le indagini hanno individuato distinti filoni di azioni illecite Al centro di tutto però c’erano certificati e diagnosi “falsi”
MASSA. Bisogna fare squadra per vincere. Un motto da “team building” per le aziende, ma che funziona bene anche per le truffe assicurative. Per fare risultato le squadre - “associazioni a delinquere” per la Procura - erano addirittura due: distinte, ma con ruoli in campo e tattiche accomunabili.
La prima associazione farebbe capo a Federico Radicchi, definito dagli inquirenti “promotore e organizzatore”. A lui il compito di tenere i contatti con gli altri associati (altre otto persone) e di indottrinare i clienti. Spiegargli cosa fare per simulare un incidente e un infortunio. Insomma, il regista-allenatore.
E da bravo allenatore sapeva che c’era bisogno di punte di sfondamento. Fuor di metafore, erano i medici che avrebbero avuto il compito di stilare referti falsi, certificati di allungamento della malattia. Senza referti non si canta truffa.
I due medici “compiacenti”, così li definisce la Procura, erano Stefano Lino Palla e Cesare Tonini. Tramite il primo, Radicchi sarebbe riuscito a eseguire esami diagnostici nelle strutture sanitarie pubbliche, saltando le normali procedure. Insomma, saltava le code.
E, sia con Tonini che con Palla stesso, avrebbe predisposto documenti sanitari falsi , come perizie, certificati allungati, esami diagnostici.
A fare da collegamento tra regia e punte c’è un altro medico: Auro Fillini. Il suo ruolo sarebbe stato, come medico legale fiduciario delle compagnie d’assicurazione, di predisporre, dietro pagamento, perizie favorevoli da sottoporre alle assicurazioni. Inoltre, visto il ruolo, avrebbe contattato altri medici legali . A portare acqua a questa trama offensiva ci pensava il mediano, Christian Mucciarelli. Che secondo la procura, insieme a Federico Radicchi, avrebbe predisposto i falsi incidenti, reperito le auto per metterli in scena, trovato comprimari per creare le farse. In quel ruolo si sarebbero presta, tra gli altri, Nadia Masini, fingendosi più volte coinvolta in diversi incidenti.
Ci sono poi i difensori, come Matteo Natali, che per la Procura insieme a Stefano Radicchi, fratello di Federico, si sarebbe impegnato a distruggere alcune pratiche compromettenti dopo aver scoperto di una possibile indagine.
Il secondo team invece lavorava in parallelo. Altri membri, ma tante affinità. Per gli inquirenti la testa sarebbe stato Emiliano Gentili: “promotore e organizzatore”. Con compiti simili a quelli di Federico Radicchi, con il quale era in rapporti. Per il gip attraverso quest’ultimo e a Palla si sarebbe garantito «la possibilità di eseguire diagnosi presso strutture pubbliche saltando la normale procedura». Perché dall’ospedale, per procedura, bisognava passare per forza.
I “medici compiacenti”, così definiti dalla Procura, erano Mario Pucci e Vincenzo Verduci. Loro avrebbero garantito referti di pronto soccorso e certificati, come le prosecuzioni di malattie. Pucci, peraltro, non essendo medico di base. Anche in questo caso sarebbe stato Fillini a «garantire perizie medico legali favorevoli». Il ruolo di partecipare agli incidenti, nell’associazione, sarebbe stato qui affidato a Silvia Palamidessi. Divisi sul campo, ma uniti dallo stesso obiettivo. Fare soldi con le assicurazioni. —
Libero Red Dolce
/ Altro servizio a PAG. 11
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google