Sicurezza
Il marmo dei big? Come una borsa di Gucci
Il tributarista Giulio Andreani parla degli utili milionari del lapideo: accresciuta la percezione del pregio e gli investimenti
Fatturati milionari (si parla delle aziende toscane che superano i 5 milioni) e utili “stratosferici”. Questo il dato del settore marmo che abbiamo approfondito con il tributarista Giulio Andreani.
Come si leggono gli utili così alti delle nostre imprese del lapideo a fronte di fatrurati più contenuti?
Dagli ultimi bilanci pubblicati nel Registro delle imprese risulta che il valore medio, cioè riferito a tutti i settori, del rapporto tra reddito netto e ricavi di vendita è pari al 3,4%, mentre nel settore delle estrazioni è dell’8,7%. È però dell’8,6%, e quindi sostanzialmente analogo, anche nel settore delle lavorazioni lapidee e del 7,2% in quello delle costruzioni. In altri settori è un po’ inferiore, ad esempio del 3,8% nel settore metalmeccanico e nautico, e in altri ancora è negativo, come in quello dell’agricoltura, con un effetto riduttivo della media generale. Non emergono quindi squilibri, ma differenze del tutto fisiologiche fra settore e settore.
Ma perché qualcuno guadagna di più e altri meno?
Per diversi fattori. Alcuni attengono ai ricavi di vendita, che dipendono in buona misura dalla legge della domanda e dell’offerta, in base alla quale il prezzo di un bene è tanto più elevato quanto maggiore è il rapporto fra la domanda di quel bene da parte degli acquirenti e l’offerta da parte dei venditori. La domanda dipende, a sua volta da varie ragioni: l’ampliamento dei mercati, come quello generato dallo sviluppo commerciale della Cina, ad esempio, ha elevato la domanda di vari prodotti, tra i quali il marmo, spesso a parità di offerta, e ha comportato quindi un incremento dei prezzi. Così come un’efficace azione di marketing, mirata ad accrescere la percezione del pregio dei beni e dunque la loro richiesta. Perché una borsa di Gucci o di Prada è in genere preferita a una borsa di qualità altrettanto elevata ma anonima? Nulla è però casuale e, così come l’insuccesso non è mai questione di sfortuna, il successo non dipende dalla fortuna, che, se c’è, aiuta, ma sola non basta.
Dipende anche dai costi?
Certamente. Se un’impresa investe più di un’altra, produce i medesimi beni, o addirittura beni di miglior qualità, sostenendo costi minori dell’altra, elevando quindi il proprio reddito; così come un’impresa con una miglior organizzazione del lavoro ha una minore incidenza dei costi di produzione. Negli ultimi anni le imprese del settore lapideo, ad esempio, hanno investito molto. —
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