Il Tirreno

I luoghi dei sinistri come set cinematografici: finti malori, comparse e testimoni oculari

Manuela D’Angelo
I luoghi dei sinistri come set cinematografici: finti malori, comparse e testimoni oculari

Falsi incidenti per truffare la assicurazioni: un video mostra come le due associazioni per delinquere simulavano gli incidenti stradali. «Sceneggiata alla Mario Merola»

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MASSA. Come un set cinematografico, con attori protagonisti e comparse, ambulanze e dottori, realmente preoccupati e testimoni impegnati a far emergere la verità. Così le due associazioni per delinquere “apparecchiavano” le strade del Comune di Massa, e non solo, affinché sembrassero veri gli incidenti stradali che poi avrebbero fruttato importanti risarcimenti, ai danni delle compagnie assicuratrici.

Le immagini sono in un video, l’unico diffuso dalla Procura di Massa Carrara, realizzato dagli investigatori di Polizia e Carabinieri, in cui è chiaro il modus operandi dei soggetti che poi sono finiti nella lunga e complicata indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Conforti. Guardare il video di pochi minuti è come guardare un film: ci sono due mezzi che arrivano nel luogo scelto per il falso incidente; viene inscenato un tamponamento, uno dei due automobilisti esce dall’abitacolo e comincia quella che in una intercettazione telefonica chiamano “la sceneggiata alla Mario Merola”. Così, quando arriva una vera ambulanza. l’uomo è a terra a fingere un malore: i sanitari non possono capire se stia bluffando o meno. Potrebbe avere, in effetti, un trauma cranico. Quindi lo assistono come fosse un vero incidentato e lo caricano sulla barella.

Secondo la Procura non ci sarebbe nessun medico o infermiere a bordo delle ambulanze del 118 colluso con il sistema. L’ambulanza arriva all’ospedale come se trasportasse realmente un ferito, e qui la sceneggiata si chiude. A fare il resto, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati i medici a cui il finto paziente veniva affidato, pronti a firmare certificati falsi, consegnare lastre di altri pazienti, o certificare fratture inesistenti. Ovviamente al finto incidentato non rimaneva che “esibire” una fasciatura vistosa, o simulare uno zoppicamento per qualche tempo, per non destare sospetti, e il gioco era fatto.

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Cento, per il momento, gli incidenti simulati ad arte in questo modo, e in molti casi, oltre agli attori principali, occorrevano anche le comparse. Cittadini massesi che si prestavano alla “sceneggiata” recitando la parte dei testimoni oculari degli incidenti, arrivando a dichiarare il falso anche davanti ad un giudice. E se per caso qualcuno chiedeva la perizia di un professionista, bastava una telefonata perché l’uomo giusto mettesse a posto le carte. E se serviva un vigile urbano ad avallare le posizioni degli incidentati? Anche in questo caso sul posto poteva arrivare un agente della locale Polizia municipale. Solo che, in questo caso, non si trattava di un attore, ma di un vigile vero. Il video del finto incidente è correlato dall’audio di una intercettazione telefonica: risate, prese in giro al sistema, orgoglio per la realizzazione di una moderna commedia dell’arte. «Una delle indagini più difficili che ho affrontato in 20 anni di lavoro a Massa – rivela la pm Conforti– Una scoperta, la nostra, che ci ha indignato per la facilità che professionisti affermati hanno avuto nel mettersi in tasca soldi di cui non avevano bisogno» 
 

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