Gioco
Il maltempo non ferma la “marcia della pace” ma non arriva fino al porto
carrara. La prima marcia interreligiosa della pace che abbia attraversato Carrara si è svolta all’insegna dell’accoglienza: una scelta di grande peso simbolico in un momento storico cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiuso i porti ai migranti. E ancor più significativa in quanto ha coinciso col Giorno della Memoria. Il corteo avrebbe dovuto raggiungere il porto di Marina, ma ciò non è stato possibile per via del maltempo. Almeno un centinaio di persone hanno sfidato pioggia e vento per attraversare via Bassagrande, viale Galilei, via Venezia, via Ingolstadt e infine radunarsi in piazza Ingolstadt. Canti, striscioni e bandiere arcobaleno hanno accompagnato la sfilata promossa dall’Azione cattolica diocesana cui hanno preso parte le comunità della Chiesa cattolica, della Chiesa metodista di Carrara, della Chiesa ortodossa, le associazioni musulmane di Massa e di Carrara e l’associazione Casa Betania. C'era anche il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale, unico esponente della politica insieme al coordinatore comunale di Rifondazione Comunista Piero Marchini. Sulla scelta del porto come meta si è espresso il presidente di Casa Betania Bruno Lazzoni: «Il porto è un luogo simbolico, di approdo: qui si può immaginare la conclusione di un cammino, di migrazione come di pace. Da tantissimi anni noi accogliamo marinai, viandanti, profughi: un impegno che vorremmo portare avanti. Il porto di Marina è stato dichiarato simbolicamente aperto dalla presidente della Port Authority Carla Roncallo: noi riteniamo che l’idea di chiuderlo sia in contraddizione col rispetto dell’essere umano».
A incarnare i valori dell’accoglienza vi sono i ragazzi africani accolti dall’associazione e c’è il prete ortodosso Arman Bratu, pastore della comunità romena di Carrara: «Partecipiamo da due tre anni alla marcia interreligiosa della pace – ha affermato Bratu – siamo felici di stare insieme ad altre confessioni e altre etnie. Noi, stranieri in Italia, siamo stati ben accolti. Malgrado i problemi con alcuni membri della nostra comunità, noi ringraziamo questo Paese per l’accoglienza, il lavoro, la pace che ci ha donato». «Ringraziamo il tempo che ci ha fatto ritrovare qua. Siamo in piazza Ingolstadt, città gemella di Carrara: abbiamo riscritto i confini di un’Europa dove oggi ci si guarda come amici» —
Irene Rubino
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