Il Tirreno

Mancano giudici, giustizia al rallentatore a Massa: quasi 1.900 i procedimenti penali pendenti

Mancano giudici, giustizia al rallentatore a Massa: quasi 1.900 i procedimenti penali pendenti

Il cronico “sotto organico” penalizza soprattutto i processi più complessi. Il presidente del tribunale chiede rinforzi 

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MASSA. La giustizia apuana gva al rallentatore. Quella penale, almeno. Al tribunale di Massa ci sono 1.898 procedimenti pendenti. Lo scorso anno erano 1.618: i processi, cioè si accumulano, essendo quelli che arrivano a sentenza o comunque a chiusura meno di quelli che vengono aperti. Con danni evidenti per tutti: dagli imputati alle parti civili, dagli avvocati agli stessi magistrati. Motivo di questo esempio di giustizia lumaca? La carenza di personale.. È questa (numeri sulle pendenze compresi) l’essenza della relazione sullo stato dell’arte della giustizia a Massa Carrara stilata dal presidente del tribunale Paolo Puzone e presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta ieri a Genova (a Genova perchè il tribunale di Massa “dipende” dalla corte di appello del capoluogo ligure).

“Dateci più giudici e la macchina della giustizia riprenderà la sua necessaria velocità” è dunque l’appello implicito ma chiarissimo che arriva dalle toghe apuane. “La trattazione degli affari – si legge nella relazione – ha subito un rallentamento, soprattutto per i procedimenti aperti dinanzi al collegio e in parte anche per quelli pendenti davanti al giudice monocratico, dovuto al succedersi di trasferimenti di magistrati iniziato nel 2017 e proseguito nel 2018”. Un problema non nuovo: già nella relazione dello scorso anno, era stata evidenziata la difficoltà a smaltire i procedimenti che portava a ritenere “di vitale importanza riuscire ad avere una sezione penale a pieno organico”. Ma la situazione, dallo scorso anno è rimasta invariata: nel settembre 2017 il giudice Giovanni Sgambati si è trasferito lasciando un posto vacante coperto solo dal maggio 2018. Sempre nel 2017 se ne erano andati i giudici Antonia Aracri e Fabrizio Garofalo.

Poi, si sono trasferiti anche la dottoressa Alice Serra (arrivata come rinforzo ma rimasta pochi mesi a Massa) e Alessandro Trinci. Un tourbillon di spostamenti con riduzione di forze che, dice Puzone, «ha determinato il rallentamento della trattazione dei procedimenti». Rallentamento che ha riguardato soprattutto quei processi che si tengono davanti al collegio penale (tre giudici) che infatti ha potuto emettere soltanto 27 sentenze. Ma ci sono stati problemi anche nel monocratico dibattimentale (i processi davanti a un solo giudice, quelli per reati di minore gravità). Dove nonostante una diminuzione di nuovi processi (1.190 contro i 1332 del 2017), sono aumentati i procedimenti pendenti: da 1.689 a 1.829. E se un massiccio ricorso ai Gop, cioè ai giudici onorari, è servito a tamponare le carenze, ciò non è servito per fare avanzare i processi di maggiore complessità, quelli trattabili solo da un giudice togato.

Migliore la situazione per quanto riguarda i giudici delle fasi preliminari, gup e gip: i due posti sono rimasti coperti e i fascicoli non hanno subito rallentamenti. Ma la situazione è «preoccupante», dice la relazione, e tende all’«allarmante».

Insomma, c’è bisogno di rinforzi. Per dirla con le parole del dottor Puzone «si ribadisce la ferma convinzione che l’organico debba essere integrata di almeno quattro unità: a parte l’anomalia della sezione penale, composta da soli 5 magistrati anzichè dal minimo previsto di 6, i dati confermano che con l’attuale organico ciascun magistrato deve affrontare un carico di lavoro nel settore civile nettamente superiore a quello dei magistrati di molti altri uffici e tale situazione, se è tollerabile per un periodo circoscritto non può essere stabilizzata e considerata normale».
 

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