Sicurezza
Aldo Giubilaro: i 28 rinvii a giudizio non mi sorprendono
Il procuratore: «Ben 11 magistrati hanno ritenuto fondato l’impianto accusatorio. Chi aveva dubbi, adesso si ricrederà»
MASSA. Il primo esposto di un cittadino marocchino, che riferiva di essere stato preso a calci e pugni da un carabiniere nella caserma di Aulla, è finito subito nelle sue mani. E dalle mani del procuratore capo Aldo Giubilaro, poi affiancato dalla sostituto procuratore Alessia Iacopini, l’inchiesta sulle violenze e le minacce in caserma non se n’è mai andata. Adesso la Procura dovrà sostenere le sue tesi a processo perché il giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Garofalo, accogliendo quasi in toto l’impianto accusatorio, ha rinviato a giudizio 28 persone di cui 27 appartenenti all’Arma dei carabinieri. La prima udienza del processo è fissata per il 10 giugno.
Il procuratore capo Giubilaro, ad ogni commento sui rinvii a giudizio, fa precedere una premessa: «Sono dispiaciuto sul piano umano perché avrei voluto che atti del genere non succedessero all’interno dell’Arma, da parte di suoi appartenenti. Con tutto ciò - aggiunge il procuratore capo - rimane inalterato il mio apprezzamento per l’Arma, al di là di specifici episodi che riguardano singoli individui».
Alla premessa, segue quindi, una riflessione sui rinvii a giudizio: «Quanto all’esito dell’udienza preliminare, che ha accolto nella quasi totalità le richieste della procura, non sono sorpreso perché i fatti erano già stati esaminati da ben altri 11 magistrati tra i quali il tribunale del Riesame di Genova e la Corte di cassazione. E tutti quanti - spiega il procuratore capo - avevano ritenuto fondato l’impianto accusatorio».
E lo hanno fatto - puntualizza Aldo Giubilaro - dopo aver ascoltato anche le tesi difensive: «Aggiungo che Riesame, Cassazione e udienza preliminare - precisa nel dettaglio - hanno giudicato dopo aver ascoltato gli argomenti difensivi esposti dagli avvocati».
Quindi una riflessione su chi, in merito all’inchiesta, aveva espresso qualche dubbio: «Sono persuaso a questo punto che anche chi ha manifestato, a suo tempo, perplessità e scetticismo nei confronti dell’indagine, adesso voglia ricredersi».
Da parte del procuratore capo, quindi, la conferma dell’apprezzamento, al di là degli episodi contestati, per l’Arma dei Carabinieri e la soddisfazione nel vedere accolto in grandissima parte l’impianto accusatorio. Adesso quell’impianto sarà riproposto a processo, di fronte al giudice collegiale, il prossimo giugno quando si delineerà ancor più chiaramente la dialettica accusa e difesa. —
Chiara Sillicani
/ altro servizio a pag 11
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