Il Tirreno

Sentenza  della Cassazione

Tentò di sgozzare una prostituta a Marina. Non tradussero gli atti, ma rimane in carcere

Manuela D’Angelo
Tentò di sgozzare una prostituta a Marina. Non tradussero gli atti, ma rimane in carcere

L’avvocato di Petro Plaka, cittadino albanese, prova il ricorso per violazione del diritto all’interprete. La Cassazione rigetta

2 MINUTI DI LETTURA







Petro Plaka, cittadino albanese accusato del tentato omicidio di una prostituta, dovrà rimanere in custodia cautelare in carcere fino alla data del processo. Gli atti che lo hanno portato in carcere non gli sono stati tradotti (in forma scritta) nella sua lingua originale, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del suo avvocato e così l’uomo, considerato pericoloso dal gip del Tribunale di Massa, rimarrà ancora in carcere.

La sentenza, pubblicata ieri dalla Corte di Cassazione, è particolare. Petro Plaka, 53 anni, nel maggio del 2018, aveva tentato di sgozzare una prostituta di 43 anni, aggredita sul Lungomare di Marina di Massa. Soccorsa prima che potesse svenire dal dolore, i medici furono subito chiari: «Un centimetro in più e sarebbe morta». L’episodio aveva sconvolto l’opinione pubblica e gettato uno sguardo preoccupato delle istituzioni locali sulla sicurezza della zona turistica.

L’uomo, clandestino, senza documenti di soggiorno, di nazionalità albanese, dopo una breve fuga, fu trovato e arrestato e, seppur a digiuno di italiano, confessò in parte l’aggressione e fece ritrovare agli agenti di Polizia i resti di una bottiglia di vetro, utilizzati per tagliare la gola alla donna. Il gip di Massa dispose la custodia cautelare in carcere, considerandolo “pericoloso” e capace di reiterare il reato.

Il difensore di Petro Plaka fece ricorso in Cassazione denunciando la violazione dell’articolo 143 del codice di procedura penale “diritto all’interprete e alla traduzione di atti fondamentali”, sostenendo che all’indagato non fosse stata consegnata una copia scritta dell’ordinanza di custodia cautelare in lingua albanese, ma che gli era stata tradotta soltanto oralmente.

La Cassazione ha però respinto il ricorso, sostenendo, si legge nella sentenza, che Plaka sia stato “sempre assistito da interprete di lingua albanese sin nel momento del fermo, sia nell’udienza di convalida” e che “l’ordinanza gli è stata tradotta oralmente dall’interprete presente”. È vero che la traduzione scritta non gli è stata consegnata ma, si legge sempre nella sentenza della Cassazione, “l’articolo 51 bis del codice di procedura penale, dà facoltà all’autorità giudiziaria di disporre la sola traduzione orale, anche in forma riassuntiva” qualora ci siano “particolari ragioni di urgenza”. Come in questo caso.

Insomma, Petro Plaka non avrà avuto in mano l’ordinanza di custodia cautelare scritta nella sua lingua originale, ma ogni suoi diritto, come ogni provvedimento preso nei suoi confronti, gli è stato spiegato oralmente da un interprete, come prevede il codice di procedura penale. Una sentenza che, trattandosi di soggetto considerato “pericoloso” e capace di “reiterare il reato”, forse tranquillizza anche la prostituta sgozzata e viva per miracolo, che viceversa avrebbe potuto ritrovarsi di nuovo faccia a faccia con il suo aggressore. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web