Il Tirreno

Omessa denuncia e favoreggiamento Chiuse le indagini per 3 tecnici Arpat

M.B.
Omessa denuncia e favoreggiamento Chiuse le indagini per 3 tecnici Arpat

A una svolta l’inchiesta della magistratura, gli indagati avrebbero accertato irregolarità senza fare poi le segnalazioni

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MASSA-CARRARA. Sono tre i tecnici Arpat indagati nell’inchiesta della magistratura - condotta dai militari della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera - con l’accusa di omessa denuncia e favoreggiamento per una serie di controlli antiinquinamento in alcune aziende al termine dei quali non avrebbero proceduto - questa la tesi dell’accusa - con una segnalazione. Ai tre indagati è stato notificato l’avviso di conclusione indagini: a uno, Giuliano Corsini, di Carrara, vengono contestati cinque episodi; a un altro, Marco Bertolini, anch’egli di Carrara, sono contestati quattro controlli, e al terzo, Olinto Marchi, di Massa, un sopralluogo. Questa è l’impostazione dell’accusa al termine delle indagini preliminari; i tre indagati hanno venti giorni di tempo per produrre memorie e documentazione , o possono chiedere di essere ascoltati. Al termine di questa fase, il procuratore capo Aldo Giubilaro, titolare dell’inchiesta, valuterà se chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento.. L’indagine, come abbiamo scritto nei mesi scorsi, era nata da un esposto nei confronti del personale Arpat. Vi erano state perquisizioni e sequestro di materiale alla sede di Massa di Arpat.

Le ditte controllate e “graziate”, avrebbero rischiato la segnalazione per “reati contravvenzionali” legati al decreto legislativo n. 152 del 2006, norme in materia ambientale.

In dettaglio, Marco Bertolini e Giuliano Corsini sono indagati in concorso di omessa denuncia e favoreggiamento perché, quali tecnici Arpat, avrebbero omesso di comunicare la notizia di reato acquisita, secondo la pubblica accusa, nella verifica effettuata alla ditta Coseluc di Massa e così facendo avrebbero aiutato i responsabili dell’azienda a eludere le investigazioni; in particolare, avrebbero accertato uno scarico di acque reflue industriali privo di autorizzazioni ma nel verbale avrebbero certificato che “la ditta lavora a circuito chiuso, per quanto visto non si riscontrava la presenza di scarichi”. Questo episodio è del 3 ottobre 2017. E sempre per il sopralluogo alla Coseluc Bertolini e Corsini devono rispondere di falso ideologico e materiale perché avrebbero attestato, secondo l’accusa,o contrariamente al vero, appunto, che la ditta lavora a circuito chiuso.

Omessa denuncia e favoreggiamento, sempre per Bertolini e Corsini, per una vicenda del dicembre 2015: controlli alla ditta lapidea Mdm di via Piave, e nel corso della verifica - sostiene l’accusa - avrebbero accertato uno scarico di acque reflue industriali privo di autorizzazione, ma i due avrebbero omesso di comunicare alla magistratura questa circostanza e non avrebbero trasmesso il verbale di campionamento.

Risale a fine novembre 2015 la verifica alla ditta Siac di Luni, la contestazione è analoga: Bertolini e Corsini non avrebbero comunicato alla magistratura di aver accertato la presenza di uno scarico di acque reflue industriali non autorizzato e non trasmettevano il verbale di sopralluogo ambientale. Alla Doganella Graniti invece i due tecnici Arpat sarebbero andati cinque volte, il 1° settembre, il 1° ottobre, il 5 ottobre, il 12 ottobre e il 13 ottobre 2015, ma al termine di questi controlli, avrebbero omesso di comunicare l’abbandono di rifiuti non pericolosi e non avrebbero trasmesso i verbali di sopralluogo.

Salto avanti di due anni, ed ecco l’ultima contestazione, 6 dicembre 2017, indagati per omessa denuncia e favoreggiamento Giuliano Corsini e Olinto Marchi, per la verifica alla ditta Cimoli Carla di Licciana Nardi; avrebbero accertato uno scarico di acque reflue industriali privo di autorizzazione (o meglio, l’autorizzazione era rilasciata alla ditta proprietaria altra ditta) e l’abbandono di rifiuti, ma non l’avrebbero comunicato alla magistratura. —M.B.

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