Gioco
Parla don Mario: ho visto Giancarlo gli ho dato una manodovevamo rivederci
Il quartiere dei Poggi raccontato dai suoi due parroci Don Roberto: qui non c’è omertà, ma manca aggregazione
MASSA. Don Mario Amadi è il parroco dei Quercioli. La sua parrocchia arriva fino a via Donne Partigiane. Fino a quel palazzo in cui Giancarlo Bertagna, 44 anni, se n’è andato. E don Mario, Giancarlo lo conosceva bene: «Ci siamo visti 15 giorni prima che morisse - racconta - Era venuto da me per chiedermi una mano, gli servivano dei soldi per farsi la carta di identità nuova e io glieli ho dati. Abbiamo chiacchierato un po’ e ci siamo lasciati con l’impegno di rivederci presto. Invece... ».
Invece Giancarlo e don Mario non si sono più incontrati: «Ho saputo della sua morte e sono andato all’obitorio. Lì ho sentito voci, confuse, di un possibile pestaggio. Ho chiamato anche un paio di persone, ma nessuno aveva informazioni sull’accaduto». E non per omertà - assicura il parroco - perché ai Poggi di omertà lui non ne vede. Vede piuttosto un tratto che oggi caratterizza l’intera società: «Siamo chiusi, mancano le occasioni di socializzazione e di incontro. Ciascuno sta in casa propria. Ai Poggi - Don Mario ci tiene a sottolinearlo - vive tantissima brava gente». Gente che lui conosce, che va a trovare a casa, che gli apre la porta con affetto: «Ci sono molte famiglie a cui consegniamo il pacco viveri, famiglie perbene. La verità è che nel quartiere c’è bisogno di interventi che migliorino lo stile di vita delle persone».
Un quartiere, quello dei Poggi, e due parrocchie: Don Mario il parroco di Giancarlo, Don Roberto Marianelli il parroco di Pablo ricci, l’uomo che - stando alla ricostruzione della Procura - Giancarlo Bertagna lo avrebbe picchiato (lui nega), insieme a Thomas Quadrella. Don Roberto sa che i Ricci sono suoi parrocchiani: «Li ho conosciuti recentemente in occasione dei funerali della madre». Conosce bene, invece, i Poggi e l’intera zona. Quartiere nato negli anni ’70, in pieno sviluppo industriale, ha visto sorgere prima le case costruite dalla grande industria, poi quelle tirate su, qualche anno più tardi, dagli enti pubblici. Case popolari. Un quartiere operaio in cui il lavoro era il più potente dei collanti sociali: ci si vedeva in fabbrica, ci si incontrava tornati a casa. Oggi le occasioni di socializzare non ci sono. Non più: «Ai Poggi- Don Roberto fa eco a Don Mario - non vedo omertà». Nè ha mai assistito agli episodi riferiti in questi anni dalla Procura: dai colpi di pistola alle impennate in motorino con tanto di armi in mano: «Sono cose che ho scoperto dai giornali. Non ho mai visto di persona cose del genere. Se a Poggi c’è degrado, quel degrado nasce dall’assenza di lavoro e di luoghi di aggregazione. Questo è un quartiere che ha tanti pregi. Come parrocchia ci facciamo promotori di occasioni di incontro. A breve rifaremo il nostro salone perché possa appunto diventare luogo in cui ritrovarsi, anche per le molte persone anziane che vivono qui. Luogo in cui condividere preoccupazioni e divertimento».
Un quartiere, quello di Poggi, che ha cambiato identità con la crisi della grande industria, un quartiere in cui i visi non sono sempre gli stessi, a rendere ancora più difficile la socializzazione: gli alloggi popolari vengono spesso riassegnati e i residenti cambiano. Nuove famiglie, nuove storie. E la certezza - nelle parole di Don Marianelli - che la prima risposta vera al disagio siano i servizi: «Da una presenza continua e visibile delle forze dell’ordine, al presidio Asl di Villette. Perché a creare problemi ai Poggi sono davvero poche persone». Ma le tante oneste che ci vivono chiedono risposte. —C.S.
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