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“La scatola di legno”: Simone Caffaz racconta la Shoah di famiglia
VILLAFRANCA. Applausi ed emozioni alla anteprima de “La scatola di legno”, l'ultimo libro di Simone Caffaz presentato nella serata dell’associazione culturale “Alberico Benedicenti” nella sala del Museo etnografico di Villafranca. Accompagnato dall'editore Nicola Marchetti e dalla moglie Alessandra, Caffaz ha raccontato la personale difficoltà emozionale a narrare la storia della sua famiglia e della Shoah attraverso i ricordi che la nonna Esterina gli ha regalato. Un libro originale perchè nella pubblicistica sulla Shoah sono molte le narrazioni padre-figlio, ma inedite sono le memorie tra nonna-nipote.
Il libro sarà presentato ufficialmente sabato 26 alle 18 in Sala di rappresentanza del Comune di Carrara, col patrocinio dell'amministrazione e la presentazione a cura della scrittrice Cristiana Barandoni (che con la sua associazione cura l'evento) e da Nicola Marchetti.
Il libro inizia nell’estate 1940, l’Italia è entrata in guerra da pochi giorni ed Esterina, una giovane operaia livornese, si dirige come ogni giorno a lavorare in vetreria. Al suo arrivo, il datore di lavoro le annuncia di doverla licenziare perché di “razza” ebraica. E’ l’inizio di un calvario. Senza soldi, la ragazza si trasferisce ad Apuania dal suo fidanzato Loris. Anche a lui viene ritirata la licenza commerciale e poi la tessera annonaria. Il giorno delle nozze l’ufficiale di stato civile si rifiuta di celebrare il matrimonio tra due ebrei, ma la giovane coppia riesce lo stesso a sposarsi dopo una giornata rocambolesca. Esterina è incinta ma poche settimane dopo perde il bambino perché viene brutalmente picchiata da un gruppo di fascisti. Non le rimane che fuggire. Alla fine della guerra, Esterina rimuove la dolorosa esperienza e apre un negozio di abbigliamento a Carrara. Rimane fedele alla sua religione ma la professa in privato, senza clamore. Conserva per sessant’anni un segreto: in una scatola di legno raccoglie appunti, libri, fotografie, articoli e documenti del tempo della guerra. Non li mostra a nessuno fino a quando a 85 anni apre il contenitore davanti a suo nipote. Che è Simone Caffaz, il quale parte da lì per intrecciare un fitto dialogo con la nonna che porta alla realizzazione de “La scatola di legno”. —
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