Il Tirreno

L’Europa alle cave: «Lasciate lavorare le aziende lapidee e date regole certe»

Manuela D’Angelo
L’Europa alle cave: «Lasciate lavorare le aziende lapidee e date regole certe»

Il presidente del Parlamento europeo Tajani a Canalgrande Pranzo con i cavatori e tour attraverso 70 anni di storia 

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«Lasciate lavorare le cave di marmo. Non bloccate l’occupazione. Date agli imprenditori certezza nelle regole e nelle tempistiche per gli investimenti».

L’appello arriva dall’Europa, nelle parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in visita alle cave di Carrara.

Cave di marmo, cooperativa Canalgrande, una di quelle colpite lo scorso novembre dal “blocco” della lavorazione, scattato per l’articolo 58 bis relativo al superamento del confini del piano di coltivazione. Il Tar ha accolto il suo ricorso e da poco si è tornati, in parte, a lavorare, ma si sente il bisogno di avere “qualcuno” dalla propria parte, qualcuno che si schieri dalla parte degli imprenditori e dei cavatori.

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Il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni lo aveva promesso che avrebbe portato la politica nazionale sul tema delle cave e l’impregno è stato mantenuto con l’arrivo a Canalgrande del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, accompagnato da tutti i parlamentari di Forza Italia, Deborah Bergamini, Barbara Masini, Roberto Berardi e Massimo Mallegni. La prima visita è a cava 150 Fossaficola A, la più alta, da cui si vede il mare. Per arrivarci Tajani percorre in jeep la strada del famoso inseguimento di Quantum of Solace, quando 007 arrivò a Carrara nel 2008 per girare alcune scene mozzafiato del film. Poi si scende e si entra nella galleria di cava 95, la più antica, scavata dal 1948, 70 anni di storia.

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Giulio Pegollo, presidente della cooperativa Canalgrande mostra il risultato del lavoro di 46 operai specializzati, che per un mese, l’anno scorso, hanno dovuto fermare la produzione della cava. Pegollo spiega a Tajani perché fu fermata l’attività, ovvero per “difformità” tra lavorazione e autorizzazione, e specifica dove sta questa difformità: una crepa sul soffitto della galleria, un avvallamento nella parete. «Assurdo» commenta Tajani. Ci sono i blocchi di marmo pregiato, il paesaggio lunare, la fatica. Tajani ascolta, guarda e pensa. È come se un occhio nuovo dall’Europa stesse guardando per la prima volta la realtà delle cave.

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Poi mangia con i cavatori, nella mensa della cooperativa: i taglierini nei fagioli e tanto lardo, i piatti calorici di cui i lavoratori hanno bisogno. È una nota di colore e un momento caldo di una giornata freddissima. «L’Italia ha bisogno di sostenere le sue imprese e ridurre i fardelli burocratici. Quello che sta accadendo qui va in direzione opposta– commenta il presidente Tajani– Serve chiarezza nelle leggi ma non altri fardelli per chi produce occupazione e offre il made in Italy in giro per il mondo. Le regole vanno rispettate ma devono essere chiare, semplici e senza toccare la libertà dell’impresa. Bisogna avere la capacità di rispettare l’ambiente e valorizzare l’attività estrattiva, con regole che non cambino in continuazione. In questo settore, invece, vedo troppe interferenze dei funzionari, che aggravano i problemi e non contribuiscono a risolverli. Dobbiamo potenziare un comparto come quello dell’estrazione, che dà lavoro a più di 10mila persone a Carrara. Dobbiamo fare qui quello che si fa in politica industriale: ridurre la pressione fiscale, attuare buone regole, permettere agli imprenditori di investire in tempi certi. Questo– conclude Tajani– non significa non fare politiche a tutela dell’ambiente. Il matrimonio impresa ambiente si può realizzare, magari sarà un matrimonio di interesse, ma a volte riescono meglio di quelli d’amore». —
 

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