Due lunigianesi in missione in Rwanda per fare scuola “ di mestieri” ai bambini
Una spedizione di 15 volontari di Amatafrica in partenza per l’Africa. Porteranno anche Nutella, tortellini e parmigiano
LICCIANA NARDI. Ci sono luoghi nel mondo dove la pacchia non è mai iniziata. Uno di questi è il Rwanda, in quel continente spesso dimenticato da tanti che è l'Africa. E domani partiranno per il Rwanda 15 volontari di Amatafrica, un gruppo di solidarietà internazionale della Valle del Serchio, in Garfagnana. Fra loro anche due lunigianesi: Roberto "Scelba" Bellacci da Monti di Licciana Nardi, già salito agli onori delle cronache per l'attività umanitaria che svolge da anni, e Sabrina Giannini da Pallerone di Aulla, mentre stavolta non partirà Elisiana Ricci di Terrarossa di Licciana, la quale continuerà a collaborare col gruppo dalla Lunigiana.
Tutti insieme saliranno su un aereo per sbarcare nella capitale Kigali e da lì muoversi per la città di Cjeza, ospiti della missione religiosa delle Suore oblate dello Spirito Santo, dalla quale, poi, raggiungeranno altre località del Rwanda per portare solidarietà vera, in carne ed ossa, fatta non soltanto di donazioni, ma di mani che si danno da fare, mani che hanno deciso di sporcarsi per aiutare chi sta peggio, molto peggio. Perché nel piccolo e poverissimo Rwanda, grande come la Toscana, l'aspettativa di vita è di 50 anni, con la corrente elettrica che è una rarità e l'acqua potabile che manca nella maggior parte delle case, costringendo i bambini ad andare a prenderla nei fiumi. Bambini senza infanzia, che vanno a pascolare le mucche e aiutano nei lavori domestici.
«Per i ragazzi che non vogliono studiare - spiega Sabrina Giannini - abbiamo creato una scuola dei mestieri, dove possono imparare a fare le parrucchiere e i falegnami. Poi producono oggetti come statuette e ciotole che compriamo e portiamo qui per rivenderli, ottenendo altri soldi che vanno di nuovo a loro. Denaro che otteniamo anche da donazioni e dalle cene e manifestazioni che organizziamo, con cui sosteniamo la realizzazione di pozzi e la crescita di cooperative agricole in Rwanda. Ma anche di scuole serali per gli adulti e di scuole per i bambini più piccoli, spesso malnutriti, ai quali assicuriamo un pasto al giorno. Inoltre, bastano 200 euro con le adozioni a distanza per garantire ai bambini cibo, istruzione e la tessera sanitaria per tutto l'anno. E stiamo potenziando anche un ambulatorio infermieristico, perché l'accesso alle cure sanitarie è un problema laggiù, portando con noi medicinali e attrezzature. Come è un problema l'accesso all'istruzione superiore, quindi finanziamo l'istituzione di borse di studio universitarie», aggiunge Sabrina.
Quindi, si lavora per la costruzione di scuole, case e acquedotti. Solidarietà concreta fatta di mattoni, medicinali, opportunità di lavoro retribuito per gente locale, sostegno di studenti di diverse fasce di età e tanto altro. Come ogni anno sia i bambini che le loro famiglie povere, durante il periodo di soggiorno di tre settimane dei volontari, potranno avere un aiuto concreto in più, perché i volontari non si limitano a seguire i grandi progetti, ma ascoltano le piccole necessità della gente e riescono spesso a risolvere problemi che loro, non avendo nulla, non riescono a sormontare.
Ma i volontari hanno pensato anche a piccoli regali gastronomici "tricolori" per le suore che li ospitano: vasetti di Nutella, dadi, tortellini e parmigiano. Perché l'Italia migliore non si dimentica di chi fa qualcosa per chi ne ha più bisogno. —
Gianluca Uberti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
