Il dolore
Lavello fuori uso: ricorsi contro Gaia «Servizio inesistente»
L’Adic informa sui passi da seguire per i risarcimenti «Hanno pagato la depurazione, ma l’impianto non funziona»
massa. Il caso del sequestro del Lavello ha messo in moto una schiera di cittadini che, appoggiati da varie associazioni di consumatori, sono pronti a chiedere il risarcimento delle cifre pagate per la depurazione ma non corrispondenti al servizio ricevuto.
Insomma, se Gaia ha sbagliato i conti delle bollette, perché ha inserito cifre per la depurazione delle acque dove ovviamente la depurazione non avveniva, i cittadini hanno diritto a inoltrare la domanda di rimborso. Lo dice l’Associazione per i Diritti dei Cittadini Toscana (AdicToscana) che specifica (anche sul suo sito web): “In attesa che vengano fornite le indicazioni precise da Gaia spa e dall’Autorità Idrica Toscana, dopo la richiesta di accesso agli atti (ai sensi della Legge 241/90 e FOIA - decreto legislativo 97/2016) inoltrata da Adic Toscana, da Movimento Consumatori e dal Furum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, si informa che Adic riceve i cittadini che intendono inoltrare la domanda di rimborso (che sarà inviata dalla stessa associazione tramite Pec) presso il proprio sportello che si trova in viale Galilei n.36 a Carrara”.
L’associazione continua spiegando che “per quanto previsto dalla carta dei servizi, Gaia è tenuta a rispondere alle istanze nel giro di un mese, nel caso non rispetti i tempi previsti, gli utenti possono presentare richiesta di indennizzo. Inoltre si ricorda che l’impianto del Lavello 1 è stato chiuso recentemente dalla Magistratura in quanto ritenuto pericoloso per l’ambiente e la salute, a causa dello sversamento di acque reflue contenenti sostanze chimiche. Si dà il caso però che i cittadini abbiano pagato, negli anni in cui l’impianto non ha funzionato, la quota di tariffa di depurazione in bolletta”. E in soccorso, qualora ce ne fosse bisogno, arriva anche una sentenza: “Con sentenza n. 335/2008 – dice l’Adic Toscana– pubblicata il dieci ottobre 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art.14, della legge n.36/1994, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”; nonché la illegittimità costituzionale dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del D.l.vo n. 152/2006, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione funzionanti o questi siano temporaneamente inattivi”. «Per cui -– dichiara la presidente regionale dell’Adic Clara Gonnelli – vi sono fondati motivi, visto che l’impianto non funzionava da anni, per richiedere un rimborso delle somme corrisposte dall’utente per il periodo dal 2014 al 2019, per quota di tariffa riferita alla depurazione, e per Iva sulla stessa, oltre la rivalutazione monetaria ed interessi legali». —
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