Il Tirreno

Abitanti arrabbiati «Qui è tranquillo, basta con le bugie di chi non ci vive»

Libero Red Dolce
Abitanti arrabbiati «Qui è tranquillo, basta con le bugie di chi non ci vive»

Dopo gli arresti ai Poggi e alle Villette i residenti si difendono «Descritti come criminali, qui c’è gente che lavora duro»

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Karl Marx, la sinistra, l’inclusione sociale non abitano alle Villette-Poggi. Spariti, cancellati come la scritta su un muretto del quartiere che inneggiava al padre del comunismo (“W Karl Marx”), ora riverniciata per diventare “W l’Rx (nuovo)”. Una moto dell’Aprilia. E nella periferia, dove a sbiadire non sono solo le scritte ma la fiducia verso il centro, a rimanere è l’ostilità verso la città “per bene” che si accorge del quartiere solo per condannare la violenza e il degrado che la avvolgerebbero. Che la tratta, insomma, come un tumore da curare.

Stavolta si tratta dell’arresto dei fratelli Pablo e Mattia Ricci e del loro amico Thomas Quadrella. La fiammata di una storia che non si spegne, dall’eterna faida tra Mazzi e Ricci e il sospetto di un quartiere impaurito, ammutolito per timore della violenza delle gang. Una ricostruzione che chi vive qui non apprezza.

«Lo scriva bene, lo scriva, che qui c’è gente che lavora, che si alza alle quattro del mattino. Ma quale Far West!». Giuliana ce l’ha con i giornalisti, con «le bugie che diffondono». Anche chi scrive. «Non l’ho mai visto questo qui, ma non ho mica paura a dire le cose come stanno». Con molta chiarezza si dice disposta a chiarirmi le idee con la pedagogia degli schiaffoni, se dovesse essere di qualche utilità per capire meglio. L’offerta la declino, abbozzando una difesa. «Lo dicono anche le forze dell’ordine...». «Sì, arrivano con quell’elicottero pà-pà-pà-pà - risponde - se la potevano evitare quella sceneggiata lì. Qua di problemi ce n’è tanti e mò arrivano con l’elicottero e siamo tutti criminali».

«Qui la situazione è tranquillissima - spiega Giovanni Maestro, ex ispettore pensionato che vive nel quartiere dal ’97 -non è vero che il quartiere ha paura, che c’è omertà. Spaccio? Mah, eravamo tranquilli. Sotto casa mia alcune persone hanno giri strani, gente che arriva e poi se ne va dopo cinque minuti. Ma non hanno niente a che fare con gli arrestati di ieri, sono asiatici». L’omertà, il silenzio, non sono facilissimi da misurare. L’ex ispettore chiede di essere coperto dall’anonimato e noi utilizziamo un nome fittizio. Ma tanti altri non hanno nessun problema a parlare.

Il titolare di un negozio di ortofrutta, Fabrizio Del Freo, racconta che l’unico problema che ha avuto lui è con i petardi nella cassetta delle lettere. «Roba da fanti», scherza. «La situazione tra le due famiglie, si sa, è complicata. Ma si sparano tra loro». Dello stesso avviso la signora Maria Vittoria Della Pina, sua cliente. «Abito qui da tanto e di problemi non ne ho mai avuti. Nessuna minaccia, niente bande armate».

Quel che è sicuro è che non sembra un quartiere “controllato”. Niente vedette, fischi per avvisare della presenza di estranei. Piazza di spaccio di notte, però, a quanto dicono gli inquirenti sì.

È una periferia dimenticata. Non è poco, ma è così. Che da anni aspetta soldi, progetti, novità. E che è stufa di leggerli annunciati sulle colonne dei quotidiani locali per poi rimanere costantemente all’asciutto. Qui la vita non è un regalo.

L’orgoglio aggressivo di Giuliana è quello di tanti . Che magari un po’ di paura delle faida tra le famiglie ce l’hanno, ma che cercano soltanto di campare con dignità. Se la città li ha dimenticati, almeno non si ripresenti qui per condannarli. Parlando di omertà.

C’è la toponomastica: via Pellico, via Pallavicino, via Pisacane. Tutta patriottica-risorgimentale. Pareva, negli anni settanta, che la virtù di quegli uomini illustri si sarebbe diffusa nel quartiere, spandendosi direttamente dai cartelli. Ma quell’idea di stato sociale non fu mai aggiornata e sostenuta. Mancano i servizi, i presidi istituzionali. La vita notturna. Restano sparuti solo i bar.

E il distacco dal centro si amplia. Rivendicato con dignitoso orgoglio. Abbandonati e più poveri, forse sì. Brutti, sporchi e cattivi no. Questo no. Non servono i ceffoni per capirlo. —

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