La protesta
Quella guerra tra bande L’escalation di violenza che ha spaventato la città
Qualcosa ai Poggi fece saltare il patto di non belligeranza tra Ricci e Mazzi Sparatorie, intimidazioni e il progetto di far saltare questura e procura
massa. È una guerra tra bande. Che non sono sempre le stesse perché nella guerra c’è chi vince e chi perde. I perdenti soccombono, ma tra chi ha ottenuto la meglio non sempre le cose filano lisce. Così chi prima stava insieme, poi si divide. Da banda nasce banda. Ai Poggi è andata così.
Che a Massa le bande ci siano e siano in lotta emerge senza ombra di dubbio nell’ottobre del 2013, al bar Vintage, in piazza De Andrè, nel cuore di Cinquale. Un litigio tra due ragazzi per una loro coetanea, poi è il caos: arrivano altri a dare man forte a suon di botte. È il finimondo: la banda dei Poggi se la prende perché un gruppo di ragazzi di Montignoso, che si trova al bar ha difeso un giovane di Castagnara. È da allora che si disegna la geografia delle bande: quelli dei Poggi contro quelli di Castagnara. Due quartieri popolari, due bande contrapposte. Al Vintage l quelli dei Poggi soccombono, ma due giorni dopo organizza un raid punitivo al villaggio Castagnara con tanto di bastoni e tirapugni: è iniziata l’escalation di violenza.
Una guerra per il controllo dello spaccio - spiegano da sempre gli inquirenti - guerra in cui ad un certo punto quelli di Castagnara soccombono: forse sconfitti, forse per scelta si tirano indietro, si defilano. Loro non sono più in campo. A dettare le regole del gioco ora sono quelli dei Poggi. È a quel punto, dopo aver vinto la partita, che la banda si spacca e la faida diventa tutta interna a l quartiere che sorge tra viale Roma e i campi di via Romana. Da una parte ci sono i Mazzi, dall’altra ci sono i Ricci. Due famiglie, due poli intorno a cui si aggregano le bande. C’è il controllo della droga, c’è una vera e propria lotta tra famiglie. Combattuta con tanto di colpi di pistola e bombe carta. Quelle due bande probabilmente esistono da tempo, ma ad un certo punto accade qualcosa che fa saltare il patto di non belligeranza.
Il modo in cui le bande operano è evidente sin da 5 mesi prima del Vintage, quando al Baraonda scoppia il caos e un ragazzo perde un occhio per un lancio di sgabello. I Mazzi sono lì. Andrea Mazzi è uno che gira con il coltello: è lui ad essere condannato a 30 anni per il duplice omicidio di Natale 2013 (le due vittime erano del tutto estranee alla faida). Quei due omicidi con la guerra tra bande non c’entrano, ma la dicono lunga su un modo di agire. Non c’è paura e ci sono invece i contorni della faida con tanto di boss e luogotenenti, colpi di pistola sparati contro la casa dei fratelli Mattia e Pablo Ricci e, poco dopo, contro quelli dell’allora convivente di Elisa Mazzi, sorella di Andrea. Ci sono gli scooter che impennano in piazza ai Poggi e i colpi sparati in aria. Ammonimenti e minacce. E tanta disinvoltura con le armi. Roba di famiglie tanto che i “i vecchi” dei Mazzi e dei Ricci tentano di ristabilire la non belligeranza. Ci provano i padri: si incontrano e per un breve periodo è la tregua. Ma presto salta tutto e la faida ricomincia. Fino agli arresti nel settembre del 2015 quando il capo della mobile Antonio Corcione e il pubblico ministero Alberto Dello Iacono scoprono che ai Poggi si stava pure architettando due attentati per far esplodere Procura e questura. Roba grossa. E una faida che con quegli arresti sembrava spenta. Forse lo è la guerra. Non lo sono a quanto pare i Ricci che ai Poggi ancora dettano legge. —C.S.
/ altri servizi a pag 2 e 3
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