La manifestazione
«Lo Stato non paga, carrozziere fallisce»
E a processo per reato ambientale: non ha curato le auto custodite nel suo deposito. Lui si difende: io non potevo entrare
carrara. La sua tesi difensiva è pronto ad esporla al giudice monocratico Giovanni Tori perché lui non ha dubbi che tutti i suoi guai siano iniziati per quel credito di quasi 2 milioni di euro. Credito che lui, Vincenzo Del Chiaro, 40 anni di lavoro nella sua carrozzeria, vanta nei confronti dello Stato.
Sì perchè annesso alla carrozzeria c’era pure un deposito giudiziario in cui finivano auto incidentate, sequestrate, pignorate: «Io venivo chiamato - racconta Del Chiaro - andavo con il carro attrezzi a recuperare i mezzi, li portavo nel mio deposito. E aspettavo di esser pagato». Pagato dal pubblico perché erano enti pubblici o pubbliche istituzioni a chiedere il ritiro dei mezzi. E - assicurano Del Chiaro e il suo avvocato Rinaldo Reboa - a non versare il dovuto. Fino ad un importo complessivo di 2 milioni di euro. Mancano tanti soldi in cassa e la carrozzeria, con il deposito annesso, finisce in fallimento. Non si lavora più, ma rimangono le auto che in quel deposito spesso c’erano finite da anni e anni. Chi le aveva sequestrate o pignorate - è la tesi della difesa - non le ha recuperate: «Nel deposito - racconta Del Chiaro - c’erano circa 150 vetture, alcune erano lì da decine di anni. La Prefettura deve dare il via libera perché le auto possano essere spostate. Del resto alcune sono oggetto di sequestro. Io quel bene stare non l’avevo ricevuto». Ora per quelle auto abbandonate il carrozziere, 76 anni, si ritrova a processo, davanti al giudice monocratico. Deve difendersi dall’accusa di alcuni reati ambientali commessi fino al 2018. Sì perché le vetture, con il tempo, perdono olio, qualche goccia di carburante penetra nel terreno, le batterie sono rifiuto speciale. Secondo il pubblico ministero a provvedere avrebbe dovuto essere proprio Vincenzo Del Chiaro. Di ben altra opinione lui e il suo legale: «Dal fallimento del 2015 - spiega il carrozziere - io nel deposito non posso entrare, ne avrei potuto toccare le auto. Però adesso devo rispondere di reati ambientali per batterie, olio e carburante».
Quel deposito, in effetti, dopo il fallimento, di problemi a Vincenzo Del Chiaro ne ha dati parecchi: sono stati effettuati numerosi sopralluoghi da parte degli enti competenti a seguito dei quali sono state presentate denunce. E alle denunce hanno fatto seguito diversi procedimenti penali. Per uno di questi il carrozziere è stato condannato all’affidamento in prova in secondo grado. «Ha dovuto rispondere - aggiunge Reboa - anche di omessa custodia per un’auto che sembrava persa perché finita sotto la chioma di una pianta». Ieri, si è aperto il processo per i reati ambientali e sono stati ascoltati i testi dell’accusa che hanno confermato la presenza delle auto nel deposito con tanto di olio, carburante e batterie. L’accusa, infatti, è certa che la cura di quelle vetture competesse a Del Chiaro che punta a dimostrare invece, che, dopo quel credito da 2 milioni e il fallimento, lui quella cura non ha più potuto assicurarla. —Chiara Sillicani
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