La manifestazione
Benedetti contro Croce Bianca «Quel box degrada Canevara»
L’amministrazione ha chiesto all’associazione di buttare giù l’ex rifugio del soccorso cave «Lo faremo» dice Mignani «È un lavoro costoso»
massa. Scoppia la polemica tra il presidente del Consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti e la Croce Bianca, per un box, di proprietà dell’associazione, a Canevara, che andrebbe raso al suolo. Benedetti scrive sulla sua pagina Facebook che il box “giace ancora abbandonato in via Bassa Tambura a Massa, quando il presidente Mignani ci aveva garantito l' immediata rimozione. Ma evidentemente i suoi tempi sono diversi dai nostri, e siccome la presenza di questo box degrada la zona ed i residenti hanno necessità di posti auto, ho chiesto l' emissione di una Ordinanza Dirigenziale”. Interpellato per chiarire la situazione, il presidente della Croce Bianca Nino Mignani ci racconta che «Quel box era utilizzato dal Soccorso cave, molti anni fa, poi lasciato libero perché il servizio si trasferì all’interno delle scuole. Si tratta di sei metri per tre, e due di altezza, una stanzetta, con bagno che veniva utilizzata dall’autista, dal soccorritore e dall’infermiere di turno. Quando fu liberato il box fu “donato” ad un senza tetto, che lì vi mise anche la residenza. È stato un atto di buon cuore, avvenuto molto prima della mia presidenza. Oggi nel box non ci vive più nessuno, l’inquilino se ne è andato, e noi ci siamo ritrovati un cumulo di ferraglia in dote». Mignani, dunque, spiega che all’interno dell’ex box Soccorso cave non ci vive più nessuno, anche perché sarebbe impossibile: «E’ fatiscente, senza più il pavimento, ci piove anche dentro. Ci è stato comunicato dall’amministrazione – continua Mignani– che dovevamo buttarlo giù, perché quell’area deve diventare un piccolo parcheggio per due fortunati posti auto. Non ho ignorato la comunicazione. Ma è un lavoro lungo e costoso; c’è del materiale da smaltire . Oggi sarò ricevuto dal sindaco e spiegherò i motivi del nostro ritardo nell’esecuzione dei lavori. In compenso abbiamo effettuato 11.200 interventi nel 2018, circa 40 al giorno, con 12 dipendenti e 70 volontari. Perdonerete se ci siamo dati da fare». —
Manuela D’Angelo
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