Italia
«Marzia mi disse di aver ucciso Marco ma non le ho mai creduto, non era in lei»
Susanna Cacciatori scagiona la sorella del noto avvocato: «Quando mi parlò al telefono delirava, era in un delirio costante»
«Marzia mi disse al telefono che suo fratello Marco sarebbe andato avanti ancora uno o due mesi se non lo avesse sedato. Io però non le ho mai creduto. In quel periodo delirava, il suo era un delirio costante. Fu la confessione di una persona non lucida. Per assecondarla le dissi che pensavo avesse anticipato la cosa di un giorno, che aveva fatto un regalo a Marco, perché stava soffrendo». Susanna Cacciatori è stata chiara. Ieri mattina ha terminato la sua testimonianza fiume nel processo che vede Marzia Corini - anestesista per diverse associazioni umanitarie, difesa nel processo dai legali Tullio Padovani e Anna Francini, - accusata di aver ucciso il fratello Marco, noto avvocato spezzino, con una dose letale di un potente sedativo, per paura di essere esclusa dall’eredità. Marzia avrebbe anche falsificato il testamento del familiare, malato terminale di cancro, assegnandosi un milione di euro. Gli altri beni - denaro, immobili e oggetti di valore - sono andati alla giovane fidanzata del legale, Isabò, alla madre (oggi defunta), alla governante e all’avvocato Giuliana Feliciani (ex collega di studio di Corini, oggi a processo per distruzione e uso di testamento falso, oltre che circonvenzione di incapace). Tra i destinatari del lascito c’era anche la Cacciatori, che ha incassato 135mila euro, oltre a un Rolex e a un’auto che Marzia le consegnò in un secondo momento. Cacciatori ha parlato cinque ore nell’udienza tenutasi una settimana fa e tre ore ieri mattina.
Ha ripercorso l’intera vicenda dal principio, rivelando fatti mai emersi prima. Anche quando l’avvocato Corini, in un viaggio verso Milano, le avrebbe confidato di voler lasciare qualcosa a tutte le persone a lui più care. «Mi disse che avrebbe voluto dare un milione di euro a Marzia, sua sorella. Me lo disse durante uno dei viaggi a Milano, quando lo accompagnavo a fare la chemioterapia». Sul punto i pm Antonio Patrono e Luca Monteverde hanno preteso numerosi chiarimenti. Cacciatori infatti fu ascoltata due volte durante le indagini, nel 2016, e non fece alcun riferimento a quel «milione di euro». In quel periodo affermò anche di aver avuto problemi di memoria.
«Forse quando fui ascoltata, pochi mesi dopo la morte di Marco, non mi spiegai bene», ha detto ieri. La stessa Cacciatori ha raccontato di una discussione tra l’avvocato Corini e la fidanzata Isabò. «Marco le chiese di andare a prendere del gelato con Marzia e lei si rifiutò. Poi ricordo che, per cercare di stemperare gli animi, le chiesi quando avevano pensato di fissare le nozze e allora intervenne Marco, affermando che non ci sarebbe stato alcun matrimonio perché Isabò era già abbastanza tutelata (da un testamento, ndr)».
Cacciatori ha anche aggiunto che Marzia le disse che era arrabbiata con l’avvocato Feliciani, difesa in aula dai colleghi Luigi Alibrandi e Valentina Antonini, «perché non le disse che scrivere un testamento sotto dettatura era un reato. Lei e il fratello, essendo avvocati penalisti, avrebbero dovuto farlo presente». Nella giornata di ieri ha rilasciato nuove dichiarazioni spontanee anche Marzia, dichiarazioni relative alla telefonata con la Cacciatori, in cui rivelò di aver deciso che quel giorno suo fratello avrebbe dovuto morire. «In realtà in quella telefonata c’è molto di più. Ho la certezza che la responsabilità della morte di Marco sia mia. Se fossi venuta da lui quando mi chiamò la prima volta nel 2014 gli avrei consigliato una cura diversa. In quelle parole con Susanna (Cacciatori, ndr) ero soltanto alla ricerca di un’espiazione».
Il processo davanti alla corte d’Assise di Spezia, presieduta da Gianfranco Petralia, giudice a latere Fabrizio Garofalo, riprenderà il 28 gennaio. —
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