La protesta
Quel video choc che racconta gli schiaffi di papà alla mamma
È stato proiettato all’ultimo appuntamento dell’iniziativa rivolta a operatori che a vario titolo devono fronteggiare la violenza di genere
MASSA. Lei è seduta sul divano, lui in piedi che la insulta. Lei cerca di sdrammatizzare ma lui la provoca: le si avvicina, un passo avanti e uno indietro, alza le mani imitando il gesto di un pugno. Lei ha una telecamera nascosta dentro la giacca. Lui non lo sa e come spesso accade la maltratta, la prende a schiaffi. In un angolo c’è il frutto di quello che un tempo è stato un amore, loro figlio, che assiste inerme alla scena.
Le immagini, sconvolgenti, sono state proiettate senza audio sullo schermo della sala Resistenza di palazzo Ducale. L’arma dei Carabinieri ha voluto mostrare che cosa significa realmente la violenza sulle donne e la violenza vista dai minori. Una ripresa video che è diventata materiale di denuncia.
Un video per portare alla luce un fenomeno trasversale, che non segue schemi: nella maggior parte dei casi alla base ci sono solo un uomo e una donna. Il contesto in cui si sviluppa invece può cambiare radicalmente. E in questo panorama privo di una forma ben delineata, a tratti fumoso, ci sono soggetti che devono per forza di cose, al contrario, essere dei punti di riferimento ben riconoscibili. Delle colonne che non solo devono essere in grado di accogliere le vittime di violenza e, purtroppo molto spesso, anche i loro figli. Ma di rispettare inoltre la loro volontà, anche quando significa non presentare denuncia, ritirarla, tornare a casa, dall'uomo maltrattante.
Lo hanno raccontato i referenti del nucleo dei Carabinieri del reparto analisi criminologiche, sezione atti persecutori, Carlo Satti e Alessandra Mercadante.
A palazzo Ducale si è tenuta l’ultima delle quattro giornate del corso di formazione interdisciplinare per operatori della rete territoriale contro la violenza di genere, rivolto a operatrici e operatori che, a vario titolo, si trovano a dover fronteggiare casi di violenza di genere nella pratica professionale.
Fra loro il prefetto Paolo D’Attilio che ha sottolineato che quello della violenza sulle donne è un «fenomeno sociale dei più nascosti», il procuratore capo Aldo Giubilaro, la pm e coordinatrice della rete di contrasto alla violenza di genere Alessandra Conforti, rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, operatori dei centri anti violenza, Mirella Cocchi della commissione pari opportunità della Regione Toscana, la dirigente del settore politiche di genere Daniela Volpi, il consigliere regionale Giacomo Bugliani.
La platea invece era composta da studenti e studentesse degli istituti Galilei di Carrara e Palma di Massa, che hanno realizzato locandine e video sul lavoro delle reti territoriali e hanno per questo ricevuto un attesta di partecipazione. Il corso, che ha visto la costante partecipazione di oltre 100 operatori dei vari settori coinvolti dal fenomeno, ha voluto sviluppare e consolidare conoscenze e competenze scientifiche. Obiettivo: riconoscere i segnali di violenza di genere e realizzare interventi coordinati. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione dei componenti della rete territoriale contro la violenza di genere e con il contributo del consiglio regionale e della commissione pari opportunità della Regione Toscana. —
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