Il Tirreno

Sequestro depuratore Lavello, ora Acqua alla gola chiede il rimborso per la depurazione

Sequestro depuratore Lavello, ora Acqua alla gola chiede il rimborso per la depurazione

Il comitato no Gaia ha già predisposto i moduli per il risarcimento: interessati solo i cittadini delle aree coperte dal Lavello 1

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MASSA. La Procura sequestra l’impianto di depurazione Lavello 1: contesta a Gaia, la società pubblica che lo gestisce, la mancanza delle necessarie autorizzazioni e uno scorretto funzionamento dell’impianto. Per gli inquirenti il depuratore non fa il suo lavoro e nei fiumi - quindi in mare - finiscono fanghi.. L’impianto non va, ma i cittadini - è la premessa del comitato Acqua alla Gola - la depurazione l’hanno sempre pagata. E a confermarlo ci pensano le bollette in cui, tra le varie voci, c’è pure quella per il servizio di fognatura e depurazione. Il comitato applica un equivalenza di facile comprensione: se l’impianto non ha fatto il suo, noi abbiamo pagato per un servizio non ricevuto. Ecco quindi - è l’immediata conseguenza di quella equivalenza - che adesso possiamo richiedere il rimborso dei soldi versati e non dovuti. Il comitato, in collaborazione con il forum toscano per l’acqua, si è messo al tavolo e ha predisposto un modulo per «la richiesta di restituzione della quota in tariffa relativa alla depurazione».

Acqua alla Gola sa bene che ci sono leggi e decreti legislativi in base a cui il servizio di depurazione va pagato anche se gli impianti mancano o sono inattivi, ma ritine che la Corte Costituzionale veda le cose diversamente: «Con sentenza 335 del 2008 la Corte Costituzionale - spiega Avcqua alla gola - ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’articolo 14, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”; nonché la illegittimità costituzionale dell’ articolo 155, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione funzionanti o questi siano temporaneamente inattivi”». Stando a queste sentenze, i massesi la depurazione - motiva il comitato - non avrebbero dovuto pagarla. Non tutti i massesi, ma quelli a cui il servizio di depurazione avrebbe dovuto essere garantito dall’impianto Lavello 1.

«Prima di tutto - spiega Ersilia Mignani del comitato - chiederemo a Gaia una mappatura che permetta di associare le singole utenze al depuratore. Poi allestiremo una serie di banchetti informativi per la distribuzione dei moduli. Riteniamo che possa essere richiesto rimborso». Richiesta individuale e evidentemente retroattiva.

I CONTROLLI ARPAT

E mentre il comitato si prepara ai rimborsi, sul fronte dei controlli nessun punto di monitoraggio dell’Arpat è piazzato direttamente alla Foce del Lavello, l’area infatti rientra nell’area dove c’è divieto permanente di balneazione per via del porto di Marina di Carrara. Un punto di controllo però è presente poco lontano, verso Viareggio. Il punto di rilevazione “Campeggi”, così denominato. Per quel posto la rilevazione dell’acqua è classificata come “eccellente”. Si tratta di poche centinaia di metri di distanza. E fa un po’ paura ricordare le parole, all’indomani del sequestro, dell’ammiraglio della capitaneria di porto Giuseppe Tarzia: «Pericolo? La ripetuta accettazione del mare di prodotti inquinanti, non solo nel corpo idrico ma anche negli strati più profondi, ha prodotto sicuramente un’alterazione biologica».

D’estate i numerosi controlli a carico di Gaia nel fosso hanno prodotto «un numero elevato di sanzioni a carico del gestore». Tanto da far ritenere all’agenzia, lo scorso settembre, che « in mancanza di soluzioni strutturali o alternative percorribili ed efficaci, si può facilmente prevedere che le problematiche segnalate negli esposti si ripresenteranno immutate il prossimo anno». —

 

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