Sicurezza
Carrara, furto di opere allo scultore a processo l’ex socio e amico
Secondo l’artista gli avrebbe rubato 50 quadri, statue e attrezzi tra cui una gru. La denuncia dopo un inventario nell’atelier di Berlino e nello studio di Carrara
CARRARA. Volker Bruns, che tutti a Carrara conoscono come Marco Piono, scultore tedesco quotato in tutta Europa e Massimo Cargiolli erano amici. Amici storici e soci (insieme gestivano un’attività turistica in Germania).
Marco Piono arriva in città 30 anni fa per imparare a scolpire e il padre di Massimo è una delle prime persone che incontra e da cui riceve aiuto. Ma qualcosa fa incrinare i rapporti, così tanto che Massimo Cargiolli ora siede sul banco degli imputati, davanti al giudice monocratico Valentina Prudente: il pubblico ministero Sara Parizzi gli contesta il reato di furto aggravato.
A portarlo in un’aula di tribunale è stato proprio lo scultore: nell’agosto del 2015, infatti, Marco Piono ha denunciato l’ex socio. Ritiene che sia stato lui a sottrargli diverse opere d’arte. Le ha classificate in una lista consegnata, qualche tempo dopo la denuncia, agli inquirenti. L’artista ha fatto un inventario: gli risulta che manchino all’appello una cinquantina di quadri, diverse scultore e alcuni attrezzi che utilizzava proprio per scolpire. Tra questi - stando alla tesi accusatoria - anche una gru.
Ieri mattina al processo è stato proprio lo scultore a ricostruire la vicenda: Marco Piono, figlio di una delle migliori famiglie di Amburgo, ha un atelier di diversi piani a Berlino e uno studio in via Guelfa a Carrara. Nel 2013 ha gravi problemi di salute che lo portano addirittura al coma, quando si riprende - spiega in aula - non è più in grado di farsi carico personalmente del trasporto delle sue opere dalla Germania a Carrara. È allora - motiva - al giudice che si rivolge a Massimo Cargiolli cui offre un contratto di “mini job “ - così lo definisce - per trasportare sculture e quadri da Berlino a Carrara. Gli consegna quindi le chiavi.
«Già nel 2014 - riferisce in aula lo scultore - avevo l’impressione che mi mancassero opere e attrezzi nella mia casa di Berlino. Nel 2015 ne ho avuto la certezza, mi manca all’appello anche una gru che usavo per scolpire. Ho deciso di sporgere denuncia perché Massimo aveva le mie chiavi e soltanto lui poteva accedere nel mio atelier in Germania e nello studio di Carrara».
Il processo muove i primi passi: il aula sfilano i testi del pubblico ministero. Ieri sono state ascoltate anche alcune persone che abitano in via Guelfa, vicino allo studio e l’ispettore del commissariato di Carrara che ha svolto le indagini. Sia l’accusa che la difesa hanno prodotto una molteplicità di atti.
Il processo è stato rinviato al prossimo 25 luglio quando saranno ascoltati i testi della difesa: Massimo Cargiolli è assistito dalle avvocatesse Cristina Lattanzi e Serena Crudeli.
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