Il Tirreno

il ricordo 

Applausi, rabbia e commozione per “Il Sole sulla pelle”

Daniela Marzano
Applausi, rabbia e commozione per “Il Sole sulla pelle”

Alla multisala Splendor il docufilm del regista massese Marco Bondielli sulla strage di Viareggio del 2009. Il dolore dei familiari e la voglia di vivere

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MASSA. Venerdì sera la sala 7 del multisala Splendor, gremita ed emozionata, ha ripagato con un lungo scrosciante applauso l’ultima fatica del regista concittadino Marco Bondielli e dello sceneggiatore Gino Martella della Caravanserraglio Film Factory dal titolo “Il sole sulla pelle”, un docufilm di 60 minuti sulla strage di Viareggio nella quale morirono 32 persone a causa del deragliamento di un treno che trasportava Gpl e che sprigionò un incendio di vastissime proporzioni.

Il titolo prende origine da un tatuaggio appena visibile sulla caviglia che fece risalire i medici all’identità di Marco Piagentini, l’uomo simbolo sopravvissuto alla strage (nella quale perse moglie e due figli), con il 95% della pelle ustionata e dopo un periodo di coma, mesi di camera sterile, infezioni e operazioni chirurgiche. Il Sole sulla pelle si collega nel film anche alla sua condizione attuale che non gli permette l’esposizione solare. Ma la sua voglia di vivere, di trasformare un dolore così grande in un morboso attaccamento alla vita, combattendo per la giustizia e la sicurezza dei cittadini, è il tema su cui si articola la narrazione del film, che racconta anche di altre persone colpite dalla strage e che si sono associate con lui nella onlus “Il mondo che vorrei”. Daniela Rombi, presente in sala con il marito Claudio Menichetti è una di queste. Non viveva a Viareggio ma sua figlia Emanuela Menichetti, 21 anni, era ospite quel giorno dalla sua amica Sara Orsi e dalla madre Roberta Calzoni. Tutte morte nell’incidente. «La strage – dice Daniela – ha cancellato la vita che avevamo e in un secondo ce ne ha imposta una nuova. Ma noi ci costituiamo parte civile anche in altre stragi analoghe, come quella tra Andria e Corato o quella di Pioltello. Noi andiamo ad urlare la nostra rabbia di fronte alla ferrovia, a chi è stato responsabile di averci portato via i nostri figli. Nella vita si possono perdere molti affetti… ma un figlio non è contemplato nemmeno dal vocabolario… si può essere orfani di un figlio? Noi abbiamo dato noi stessi al film, vivendo 5 anni con gli autori e li ringrazio perché hanno saputo cogliere e raccontare in punta di piedi la nostra realtà di tutti i giorni».

Gino Martella, già autore con la Caravanserraglio del documentario sull’alluvione delle 5 Terre “Se io fossi acqua”, ha ideato con Marco Bondielli 5 anni fa un progetto di cinema sulla strage di Viareggio che ha portato prima al corto di 12 minuti “Ovunque proteggi” selezionato in 26 festival e menzione speciale ai Nastri d’argento; poi la realizzazione di questo film. «Oltre a Toscana Film Commission che ha da subito creduto nel progetto – dice Martella – abbiamo avuto compagni di viaggio importanti come Giorgio Diritti (regista de L’uomo che verrà) e Fredo Valla, fondatori de L’aura scuola di cinema ad Ostana, un laboratorio di artigiani del cinema dove montatori, scrittori e registi condividono a acquistano nuova linfa».

Il regista Marco Bondielli, nato a Viareggio ma massese di adozione, racconta l’emozione di questa esperienza con le vittime/eroi di Viareggio: «Il nostro non è un docufilm di accusa o polemica, tantomeno un reportage. Volevamo solo raccontare il ritorno alla vita dopo una tragedia. Credo che si possa raccontare una storia solo se la vivi intensamente. In questo caso ho dovuto entrare dentro un dolore immenso, esserne distrutto e poi riuscirlo a raccontare. Spero che il film serva ad apprezzare un poco di più quello che la vita ha donato: ci sono familiari che hanno conosciuto l’inferno, continuano a vivere e ti guardano negli occhi continuando a dire che la vita è una cosa bellissima… è un insegnamento immenso». —

Daniela Marzano



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