Il Tirreno

Pubblica il numero della sua ex sul sito per appuntamenti: ora è a processo

Pubblica il numero della sua ex sul sito per appuntamenti: ora è a processo

Per il pm l’uomo la controllava con un geolocalizzatore. E la vessava inviandole messaggi con offese e minacce

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LICCIANA NARDI. È un flusso ininterrotto di telefonate: il cellulare squilla alle ore più impensabili. Dall’altra parte della cornetta sempre uomini con modi e toni volgari. Pretendono appuntamenti, vogliono sapere dove possono incontrarla, chiedono addirittura indicazioni sul prezzo. Come stessero parlando con una escort. . Lei è sconvolta: madre di una bambina, si sta separando, sta affrontando un momento difficile e davvero quelle telefonate non ci volevano a complicarle ulteriormente la vita. Ci mette un po’ a capire come possa essere accaduto, poi scopre che il suo numero telefonico è finito su un sito on line per appuntamenti. A pubblicarlo, secondo la pubblico ministero Alessandra Conforti, è stato l’ex marito, lo stesso che tempesta la moglie di messaggi.

L’uomo, è, infatti, a processo con l’accusa di stalking per aver vessato la donna nel periodo in cui la coppia si stava separando. Vessazione che si sarebbe concretizzata, sempre stando all’ipotesi accusatoria, con un’infinità di messaggi. Messaggi - spiega l’accusa - pieni di ingiurie e di minacce e che adesso sono al centro del processo a carico dell’uomo (non ne indichiamo il nome a tutela della figlia minore).

L’odissea per la donna comincia con la separazione: una relazione di coppia, una vita insieme. Poi qualcosa si rompe e lei decide di voltare pagina e separarsi. Lui quella condizione non l’accetta: la cerca continuamente, le manda decine e decine di messaggi. Non la fa più vivere. Nè si accontenta di quell’ondata continua di messaggi, decide di umiliarla: prende - questa la tesi dell’accusa - il numero di telefono della moglie e lo pubblica su una piattaforma on line dedicata a chi cerca una escort. E la donna comincia a ricevere chiamate da uomini, a tutte le ore.

Non soltanto: secondo il pubblico ministero l’ex marito sarebbe riuscito ad installare sul cellulare della moglie un’applicazione per geolocalizzarla, vale a dire per conoscerne nel dettaglio gli spostamenti, quindi rintracciarla. E proprio quella installazione - insiste l’accusa- dimostrerebbe la volontà dell’uomo di perseguitare. La donna, infatti, si sarebbe presentata nel settore telefonia di un ipermercato chiedendo ad un commesso di verificare se quell’applicazione risultasse installata e in funzione nel suo cellulare.

Ieri mattina, in aula, davanti al giudice monocratico Valentina Prudente, è stato ascoltato proprio l’addetto alla vendita e all’assistenza smartphone a cui la donna ha chiesto aiuto. Ha riferito alla pubblico ministero Conforti e alla giudice di ricordarsi della signora e della sua richiesta, ma ha ammesso di non ricordare se fosse realmente intervenuto sul telefono per disinstallare l’applicazione. Il processo non è concluso ed è stato rinviato alla fine del mese.

 

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