Il dolore
Pronto a partire un altro maxi ricorso
Una trentina di cave contro la determina comunale che ridisegnerà i piani di coltivazione contro gli sforamenti
CARRARA. Un primo round già terminato. Con la sospensiva del Tar (non si è ancora entrati nel merito)per quel che riguarda ai provvedimenti messi in atto dal Comune sulla base dell’articolo 58 bis.
E un altro round, di carte bollate, è previsto a breve. Anzi, a brevissimo.
Si tratta del maxi ricorso collettivo (a cui hanno aderito per ora una trentina di aziende) contro la determina comunale (la 1054 dell’otto novembre scorso) che si incanala, spiegano i legali dei ricorrenti, sul solco dell’articolo 58 bis, modificando le autorizzazioni «fino ad arrivare per gli sforamenti di ogni mille metri cubi alla decadenza di autorizzazioni e concessioni».
Le trenta aziende, sotto l’egida della Confindustria, si sono organizzate e notificheranno all’inizio della prossima settimana il ricorso.
Chiedendo la riunione dei provvedimenti con la discussione - unica - il 2 aprile, quando si entrerà nel merito anche dei “fascicoli” aperti per le due cave della coop Canalgrande e per Lorano secondo.
L’appello della coop
Un braccio di ferro, annunciato, davanti ai giudici. E un appello, accorato, che arriva dalla cooperativa Canalgrande (47 dipendenti soci).
«La nostra proposta è che venga definito una volta per tutte il cantiere minerario delle Apuane - dicono i soci della coop - Mettiamo dei punti fermi, decidiamo dove si deve escavare, nel rispetto delle leggi e solo da parte di aziende certificate per quel che riguarda la sicurezza e l’ambiente. Poi, però, quel cantiere minerario, che può essere, l’uno, il due o il tre per cento delel Apuane, sia trattato da cave. Vi si possa escavare».
Insomma da Canalgrande un appello a mettere dei confini netti sulla parte delle Apuane da destinare alla coltivazione.
il Tavolo tecnico
È l’altra richiesta che arriva dai soci della cooperativa Canalagrande e non solo.
«Non è una richiesta - precisano - ma un appello accorato per il bene di Carrara e dei suoi cittadini. La proposta delle Cooperative tende a creare un tavolo tra tutti gli operatori affinché si individui con esattezza l'area delle Alpi Apuane che sarà destinata a escavazione e che, nel rispetto delle leggi sulla sicurezza, sull'ambiente e sulla stabilità dei fronti, si consideri l'area estrattiva come un cantiere di lavoro e non, come è stato fatto fino a oggi, quasi come le cucine di un ristorante stellato. Dall'altra parte proponiamo anche di istituire fin da subito un tavolo tecnico per riunificare la normativa sulle cave e compendiarla in un testo unico».
il ricorso collettivo
Il nuovo ricorso collettivo delle cave sarà notificato lunedì, all’inizio quindi della prossima settimana, al Tar di Firenze. —
A.V.
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