Lutto
Dipendenti del Genio civile licenziati, i colleghi: "Provvedimenti sproporzionati"
Massa, inchiesta sull'assenteismo: dopo le misure decise dalla Regione ora gli uffici di viale Democrazia lavorano con 21 persone in meno. Il clima è pesante e nessuno "si aspettava punizioni così pesanti"
MASSA. In quel grande palazzo dall’architettura razionalista, il sipario non è calato: a piano terra, negli uffici del Genio civile e in quelli della Regione, all’angolo tra la trafficatissima Aurelia e via Crispi, le fotocopiatrici stampano e i telefoni squillano, intorno ad un tavolo due dipendenti fanno il punto sul lavoro. Qualcuno attende di essere ricevuto per chiarimenti sulle pratiche. Clima da mattinata lavorativa, eppure qualcosa rivela che la routine si è spezzata: forse sono i volti tesi, forse le mezze parole. Forse quel continuo riferimento alle nuove norme per la pausa caffè. Forse - e soprattutto - gli uffici vuoti e le riunioni.
A piano terra, settore sismica, c’è una grande porta verde chiusa: le chiavi pendono dalla serratura. La targhetta porta i nomi di Pierluigi Frustaci e Gianni Dell’Ertole: loro a lavoro non ci sono, non più. Licenziati tutti e due dalla Regione, insieme ad altri 14 colleghi rimasti coinvolti nell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Roberta Moramarco, sui furbetti del cartellino.
Sulla grande scala che porta al secondo e terzo piano non si incontra nessuno: le voci, quelle arrivano. Forti e chiare. Dalla sala riunioni. Si parla proprio dei 16 licenziamenti e delle 5 sospensioni. Si fa il punto: il lavoro, a ranghi ridotti, deve essere riorganizzato. Accanto a quella sala c’è l’ufficio di Simonetta Sergiampietri, collaboratrice gestionale. La porta è spalancata e la luce spenta. La lettera di licenziamento è arrivata anche a lei. Nella sala, intorno al grande tavolo, ci sono i dipendenti del settore. Qualcuno esce, chiude la porta a vetri che conduce al piano e la porta della sala. Le voci si allontanano e il silenzio ora scende davvero. Chi ha ruoli di responsabilità, il giorno dopo l’ufficialità di licenziamenti e sospensioni, non parla e invita a contattare l’ufficio stampa regionale, chi parla, invece, chiede anonimato. Ricostruisce e racconta. Vita di uffici «decentrati, in cui il dirigente è in altra sede. E in altra sede sono pure i rappresentanti sindacali». Descrive «farraginose procedure anche per autorizzazioni a sopralluoghi o servizi esterni» e ammette le difficoltà, oggi, a riorganizzare il lavoro a fronte di un personale ridotto di 21 unità (16 licenziati e 5 sospesi).
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.17643536:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2019/01/11/news/sospensioni-e-licenziamenti-il-perche-dei-provvedimenti-1.17643536]]
Qualcuno esce a prendere il caffè, mostra il badge e secco commenta: «Vado fuori per un caffè. Ora che lo posso fare». «Sì, perché - raccontano - dal primo dicembre è prevista anche per i dipendenti della Regione la possibilità di assentarsi dall’ufficio per 15 minuti massimo, con l’obbligo di recuperarli quei minuti. Fino al primo dicembre - spiegano - le pause erano consentite, ma attingendo alle 36 ore annue di permessi personali». Consentito, ma solo con apposita autorizzazione: «Qui un dirigente non c’è, dunque anche per qualche minuto di caffè era indispensabile chiedere autorizzazione attraverso il portale e attendere risposta dal dirigente, in altra sede. Dirigente che talvolta era fuori o impegnato, quindi rispondeva dopo tempo, a volte il giorno dopo». E qualcuno a prendere il caffè andava comunque. E le telecamere l’hanno immortalato. Stessa procedura autorizzativa - spiegano negli uffici di viale Democrazia - per i servizi esterni. E spesso, per evitare ritardi, in attesa dell’autorizzazione on line uscivamo comunque per garantire il regolare svolgimento del lavoro. Soprattutto nella fase di transizione dalla provincia alla Regione». Perché dei 16 dipendenti licenziati - spiegano i colleghi - 8 erano già dipendenti regionali, 8, invece, approdavano al Genio da Palazzo Ducale. Anche dei 5 sospesi, 4 avevano lavorato in piazza aranci.
Qualcuno assicura che in Regione «non si pagano straordinari e dopo le sei ore, è obbligatorio interrompere per almeno mezz’ora per rientrare il pomeriggio. E molto spesso capita di trattenersi oltre le sei ore, magari per espletare una pratica o dare risposte ad un cittadino al telefono. Quei minuti non li rendiconta nessuno. Se si raffrontano le ore di assenza contestate a quelle lavorate in più, ci sono senza dubbio colleghi in credito». Chi lavora nel grande palazzo 16 licenziamenti non se li aspettava: «I profili sono diversi, immaginavamo potesse arrivare qualche licenziamenti, ma pensavamo che, nella maggioranza dei casi, l’esito del procedimento disciplinare sarebbe stata la sospensione dai 2 ai 6 mesi. Non rileviamo una proporzione tra quanto è contestato ad alcuni colleghi e il licenziamento che mette qualcuno di loro in ginocchio». Perché, dopo anni di lavoro gomito a gomito, del collega si conosce vita, morte e miracoli e si sa chi ha le condizioni economiche per tirare avanti lo stesso e chi, invece, avrà grossi problemi economici. Chi al lavoro c’è - ad indagini ancora in corso - ammette che il clima è tesissimo e che la mole pesante: «Ci facciamo in parte carico del lavoro dei colleghi che non sono più in ufficio , ma è dura». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
