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Il depuratore del Lavello avvelena il mare La procura lo sequestra: tre gli indagati
Ipotizzato il reato di inquinamento ambientale. Nelle acque finivano agenti chimici, da 7 anni mancano le autorizzazioni
Il depuratore del Lavello non depura, riversa i fanghi nel fosso che poi li rilascia in mare, creando «un serio rischio per l’ambiente»: così il tribunale di Massa ieri ha disposto il sequestro dell’impianto gestito da Gaia. E tre dipendenti, il direttore Paolo Peruzzi, originario di Firenze, e i due dirigenti Daniele Franceschini e Francesco Di Martino, entrambi di Viareggio, sono finiti sotto indagine. Tra i reati contestati l’inquinamento ambientale «Ma siamo ancora alla fase iniziale - precisa il procuratore Aldo Giubilaro - e le persone che sono indagate al momento sono quelle che ricoprono dei ruoli, solo andando avanti con le indagini saranno accertate le eventuali responsabilità». L’indagine è stata portata avanti dalle forze della capitaneria di porto e della polizia giudiziaria.
senza autorizzazioni
Da sette anni e più, per la precisione dal febbraio del 2011, è scaduta l’autorizzazione rilasciata dalla Regione a Gaia per scaricare i fanghi di depurazione nel fosso. Insomma dall’inizio del decennio a oggi in pratica tutti i fanghi, ma anche gas e liquidi, rilasciati dal depuratore sono abusivi. E non è l’unico problema né il più grave.
«Oltre allo scarico abusivo delle acque provenienti dal processo di depurazione - si legge nel decreto di sequestro del tribunale - a causa del difettoso e irregolare funzionamento dell’impianto vengono immessi in modo incontrollato nelle acque del fosso Lavello anche i fanghi provenienti dall’attività di depurazione». Insomma, rifiuti contaminati abusivi e non depurati. Folgorante a questo riguardo Giubilaro: «Viene da dire che quel che entra nel depuratore esce. Tale e quale. Fatemi aggiungere un “quasi”».
Cosa È successo
Indagini velocissime quelle della procura, dato che la prima segnalazione arriva alla capitaneria di porto nell’ottobre dello scorso anno. La vicenda circolava già da mesi e mesi sulla stampa, ma qualcuno rivela che al depuratore Lavello 1 (c’è un secondo depuratore, Lavello 2, non interessato dall’indagine, ndr) si smaltiscono «regolarmente i rifiuti costituiti dai fanghi prodotti dal ciclo di depurazione». E qualche giorno dopo arriva anche la segnalazione di un cittadino della zona, Franco Ceccarelli, che porta un esposto firmato da 140 persone con allegate fotografie eloquenti di pesci morti e liquami. Partono una serie di indagini sul posto, che rivelano come in diverse occasioni siano stati superati, in prossimità dello scarico, i valori limite di diverse sostanze: azoto ammoniacale, tensioattivi totali, solidi sospesi totali e cloro attivo libero.
Ma soprattutto il malfunzionamento grave delle due linee di depurazione di Lavello 1, con problemi ai dissabiatori, disoliatori, al degassificatore e l’assenza di un sistema per abbattere le emissioni di odori. Adesso serviranno due serie d’interventi, una della durata di due mesi e l’altra di quattro per rimettere a norma il depuratore e fare delle bonifiche nell’area. L’impianto non è stato bloccato. —
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