Sicurezza
Feci, saponi e fango e il Lavello è una cloaca «Inquinamento pesante»
Il contrammiraglio Tarzia: «Danno esteso, interessati strati profondi marini» Alcune quantità di rifiuti arrivavano anche dal fosso Bozzone, un affluente
Massa. Contaminazione fecale, cloro, materiali organici che riducono l’attività b iologica, saponi, detergenti e detersivi. Ecco cosa arrivava dal depuratore Lavello 1 al fosso e da lì al mare, secondo gli accertamenti fatti dal laboratorio di analisi della capitaneria di porto.
Un quadro preoccupante, un’insidia alla natura e alla vita del mare dal cuore stesso del territorio, laddove la depurazione avrebbe dovuto mitigare gli effetti invece del rilascio di certe sostanze. E infatti il contrammiraglio Giuseppe Tarzia, direttore marittimo e comandante della Capitaneria di porto di Livorno, ieri in conferenza stampa ha parlato di «inquinamento pesante, tale da incidere su qualità dell’acqua e su quella del turismo di conseguenza».
Una vera e propria emergenza ambientale, quella che è emersa in seguito all’indagine partita lo scorso ottobre e che ieri si è consolidata con il sequestro preventivo del depuratore del Lavello gestito da Gaia. «È una situazione molto pericolosa? C’è un danno esteso, la depurazione è un’attività continuativa e la ripetuta accettazione del mare di prodotti inquinanti, non solo nel corpo idrico ma anche negli strati più profondi, ha prodotti sicuramente un’alterazione biologica».
Di danni agli abitanti, che tante volte hanno protestato, anche con veemenza, per la situazione del fosso, non ne sono stati riscontrati. «Su persone non abbiamo avuto segnalazioni di fenomeni allarmanti - spiega il contrammiraglio - ma certo c’è stato un contatto con materiale inquinante». Piuttosto prolungato, dacché è dal 2011 che, secondo quanto dice la procura, il depuratore gestito da Gaia non ha l’autorizzazione per lo sversamento di rifiuti solidi e gassosi.
«Sarà necessaria un bonifica, è una delle misure prescritte per poter ripristinare a pieno funzionamento il depuratore Lavello», ha detto il procuratore capo Aldo Giubilaro.
i sopralluoghi
Dopo l’esposto dei residenti di ottobre e la segnalazione anonima arrivata in capitaneria, gli uomin guidati dal capitano Maurizio Scibilia hanno effettuato diversi sopralluoghi. A pochi giorni dalla segnalazione, il 23 ottobre scorso, i militari della capitaneria e quelli della polizia giudiziaria segnalavano «la fuoriuscita, senza interruzioni, di enormi quantità di rifiuti urbani di colore marrone e maleodoranti». Ritornavano quattro giorni dopo, il 27, per constatare che dal depuratore «usciva materiale organico di colore marrone scuro con forte odore fecale». Insomma, un compito ingrato.
Interessante la nota del 31 ottobre, quando, oltre al consueto nauseabondo odore di feci che colorano l’acqua di marrone, i militari segnalano che « a monte dello scarico l’acqua del fosso risulta limpida e quasi trasparente con presenza di piccoli agglomerati schiumosi».
ispezione dell’impianto
Dopo i sopralluoghi è stata fatta un’ispezione dell’impianto, prendendo anche documenti dalla Provincia e dalla Regione, dai quali è emerso che mancavano le autorizzazioni allo sversamento dal 2011.
Insomma, argomenta la procura, «sono stati riscontrti abbondanti accumuli di fanghi di depurazione lungo gli argini del fosso e la presenza di materiale grossolano, riconducibile ai fanghi di depurazione che defluivano, insieme al materiale in sospensione, verso il mare».
Dopo gli accertamenti è stata anche richiesta una consulenza tecnica dal pubblico ministero. Il consulente ha riscontrato la causa nella non corretta sedimentazione dei fanghi all’interno del bacino di sedimentazione, a causa di un elevato grado di usura dei materiali. «L’assenza di un sedimentatore causa una resa depurativa nettamente inferiore».
la questione bozzone
Ma c’era anche un’altra strada. I fanghi arrivavano al Lavello anche attraverso un canale di scarico collegato ad un pozzetto del piazzale finendo nel fosso Bozzone, affluente del Lavello.
il sequestro
Per queste ragioni il gip Giovanni Maddaleni ha disposto il sequestro preventivo dell’impianto. È stato nominato custode il direttore di Gaia Paolo Peruzzi, che durante qauattro mesi dovrà far sì che il depuratore risulti idoneo all’attività, senza più immettere fanghi e materiale organico. —
Libero Red Dolce
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