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il caso 

«Assurdo che nessuno sia mai intervenuto»

I.R.,B.B.
«Assurdo che nessuno sia mai intervenuto»

Il Comitato salute pubblica: «Le amministrazioni non hanno mai esercitato la loro funzione di controllo»

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massa. Franco Ceccarelli e Franco Bigini, esponenti di Forza Italia, avevano raccolto circa 600 firme della cittadinanza assieme al Comitato apuano ambiente e salute, fondato da Paola del Freo, residente a Massa nei pressi del depuratore Lavello 1, e dagli ex consiglieri dei cittadini di Marina di Carrara Paolo Vatteroni e Flavio Franciosi. Per mesi, durante l’estate hanno protestato e dato battaglia per tutelare i cittadini di Partaccia e di Alteta in particolare, esasperati dai cattivi e insopportabili odori provenienti dal depuratore. I due esponenti politici e il comitato avevano protestato anche in consiglio comunale. Ceccarelli e Bigini nei mesi scorsi hanno consegnato il plico di firme alla Procura di Massa Carrara; un esposto, portato alla Magistratura ad ottobre fatto di moltissimi documenti, filmati e fotografie con cui attestavano gli sversamenti nel fosso Lavello e segnalando anche qualcosa di strano nel piccolo affluente Bozzone. Quegli sversi poi sono stati controllati ed accertati dagli uomini della Capitaneria che Bigini e Ceccarelli li ha ascoltati ed interrogati un paio di mesi fa.

«Abbiamo fatto una segnalazione di anomalie evidenti per dare una mano in più alle indagini che erano già in corso da giugno e che sono continuate fino ad oggi» riferisce Bigini i cui video sono stati pubblicati tutti, o quasi, sulle sue pagine social. Anche quello di una tubatura di cui fino a quel momento sospettavano, ma rimasta ben nascosta. «Abbiamo trovato anche un tubo nascosto in profondità proveniente dal depuratore e quando pioveva o quando venivano lavati i fanghi finiva tutto nei fossi» conferma Ceccarelli. Al momento della chiamata, ai militari hanno dato il dossier già fornito alla Procura, hanno riferito nel dettaglio i vari sopralluoghi compiuti, le segnalazioni fatte ad Arpat. E i due politici, ma anche portavoce della cittadinanza, hanno accompagnato gli uomini della Capitaneria, in borghese, sul posto per verificare gli sversamenti. «Ci hanno chiamato a colloquio, ma non abbiamo detto niente di più di quanto non fosse già esposto su carta» dice ancora Bigini.

Per i membri del Comitato di salute pubblica di Massa-Carrara, che si sono battuti per denunciare le irregolarità la chiusura del depuratore è una soddisfazione, sì, ma amara. «Siamo contenti che sia finalmente emersa la verità – ha dichiarato Flavio Franciosi del comitato – quell’impianto non era a norma, com’era evidente dalle continue sanzioni da parte di Arpat. Ringraziamo il procuratore Aldo Giubilaro, i carabinieri ambientali di Massa e la Capitaneria di porto: è stato grazie al loro intervento, soprattutto nel difficile momento in cui è avvenuto lo sversamento nel fosso Bozzone, che siamo finalmente riusciti a fare chiarezza sulla vicenda».

Alla contentezza, però, subentra immediatamente la rabbia . «La cosa vergognosa è che, a quanto hanno affermato Giubilaro e l’autorità portuale, questi sversamenti vanno avanti da sette anni. Impossibile che nessuna amministrazione si fosse mai accorta di questa anomalia. Nonostante Gaia sia una società partecipata dai Comuni, evidentemente non hanno mai esercitato la loro funzione di controllo. È stato necessario l’intervento dei semplici cittadini», conclude Franciosi.

I.R.,B.B.

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