Sicurezza
Uccise la compagna a coltellate Condannato a 30 anni di reclusione
Dopo il delitto l’uomo era andato a giocare alle slot lasciando la donna in una pozza di sangue. Le lacrime in aula della figlia
Il 3 aprile dello scorso anno ha ucciso la compagna con una serie di coltellate, al petto. Al cuore. L’ha lasciata a terra in una pozza di sangue. Poi è andato a giocare alle slot.
Cristi Ionut Raulet, il ventinovenne operaio romeno è stato condannato al massimo della pena consentita dal rito (l’abbreviato su richiesta dell’avvocato difensore Enrico Di Martino: trent’anni di reclusione per l’omicidio della convivente Roberta Felici di cinquantatre anni. Il delitto si consumò nell’appartamento in via dei Molini alla Bradia di Sarzana 9.
la sentenza
Trenta anni di reclusione il massimo della pena con il rito abbreviato. Interdizione perpetua dai pubblici uffici provvisionale di 100 mila euro a testa per le parti civili: padre madre e figlia, Jessica, della donna uccisa (rappresentati dall’avvocato Valeria Orlandi). Pagamento spese processuali. La difesa aveva chiesto al giudice di fare una perizia psichiatrica sull’imputato, presentando documentazioni mediche del carcere ma il giudice non ha accettato e ha chiuso il processo.
la vicenda
Almeno quattro coltellate hanno posto fine alla vita di Roberta Felici. Ad ucciderla il ventinovenne operaio Cristi Ionut Raulet, suo convivente da neanche un anno. L’omicidio è avvenuto il 3 aprile scorso, intorno alle 9. Ioni voleva andarsene, Roberta voleva trattenerlo, l’uomo alla fine ha impugnato un coltello da cucina e ha colpito lasciando Roberta in una pozza di sangue nella camera da letto. Poi si è dileguato e ha vagato senza meta in città per qualche ora, prima di rivelare l’accaduto a un amico connazionale. I carabinieri lo hanno rintracciato mentre vagava per Sarzana.
Una storia difficile, vissuta in un ambiente ancora più difficile e in situazioni al limite. Perché sullo sfondo dell’omicidio c’è il percorso difficile vissuto da Roberta, da tempo seguita dai servizi sociali del Comune. Era stata vittima di un raggiro qualche anno fa che l’aveva vista sposata a un magrebino: l’uomo l’aveva convinta soltanto per guadagnarsi un permesso di soggiorno, e poi era sparito. Un matrimonio che era rimasto valido anche quando la donna si era sposata con un secondo magrebino in tempi diversi: fu processata e prosciolta per incapacità di intendere e di volere dalle accuse di avere procurato illegittimamente l’ingresso di uno straniero in Italia e di bigamia. Una vicenda difficile. Una vita finita nel modo più tragico sotto i colpi di un coltello.
Le lacrime in aula
La madre e la figlia di Roberta Felici erano presenti in aula al momento della lettura della sentenza. Hanno pianto dopo le parole del giudice. «Sono contente - spiega l’avvocato Orlandi - che almeno abbia avuto il massimo della pena possibile. Anche se Roberta non c'è più c'è stata un po' di giustizia». —
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