Il Tirreno

l’agguato di marina 

Se cade l’accusa di tentato omicidio possibile revoca di carcere e domiciliari

Libero Red Dolce
Se cade l’accusa di tentato omicidio possibile revoca di carcere e domiciliari

Gli avvocati hanno presentato richiesta al tribunale del riesame, la decisione oggi o domani. Sequestrata la felpa insanguinata

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massa. Qualcuno si è ammorbidito, qualcun altro no. Le misure cautelari disposte dal procuratore capo della procura minorile di Genova, Tiziana Paolillo, per i due minorenni coinvolti nel pestaggio di un compagno di scuola, accompagnate dalla pesante accusa di tentato omicidio, hanno avuto un impatto pesante sulla vita dei ragazzi. Un terzo, maggiorenne, si trova anch’esso ai domiciliari, mentre per il ragazzo che ha materialmente estratto il temperino per tagliare la gola al coetaneo si sono aperte le porte del carcere minorile di Torino. Ma una piena confessione non c’è mai stata.

La linea difensiva degli avvocati dei minorenni, Enzo Frediani del foro di Massa e Gianmarco Romanini del foro di Lucca, è quella del ridimensionamento. I due legali hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni, ma ieri al tribunale del riesame di Genova è stata presentata la richiesta per la scarcerazione di uno dei due minori, quello che si trova ai domiciliari. Tra oggi e domani il tribunale deciderà in merito.

Da un lato dunque la linea della difesa, che punta principalmente sulla riduzione del “carico” dell’accusa. L’idea è che appunto non si sia trattato di un tentato omicidio, così come ipotizzato dalla procura, ma di una più lieve, processualmente parlando, reato che si configura come lesioni aggravate dall’uso di un’arma.

Se il tribunale accedesse alla tesi dei difensori che non si è trattato di tentato omicidio le esigenze cautelari vengono così ridimensionate trattandosi di minorenni.

Per il procuratore Paolillo invece rimangono le ragioni di pericolosità degli imputati che hanno giustificato fin dal primo momento l’applicazione delle misure cautelari.

C’è poi la questione dei futili motivi. E questa si gioca tutta sulla partita di quello che è stato lo scambio intercorso prima dell’aggressione sui social. E che si allarga, oltre al trio degli aggressori e la vittima, al ruolo della sorella di uno dei tre.

In pratica, da quello che trapela dalla linea difensiva, al momento blindatissima per ovvie ragioni di tutela dei soggetti minorenni, lo scambio di foto e commenti avvenuti tra la ragazza e il giovane picchiato non può essere derubricato con leggerezza. La violenza sarebbe insomma stata una risposta, per quanto assolutamente incongrua e sproporzionata, a determinati atteggiamenti.

Insomma il giudice che si troverà di fronte gli incartamenti dovrà anche stabilire il reale peso che le parole, le immagini e le interazioni sui social network tra i ragazzi hanno avuto nello scatenare l’aggressione.

Intanto la permanenza tra le mura domestiche per due degli aggressori e dentro le mura di un istituto di detenzione per un altro non hanno portato a una piena confessione i membri del gruppo.

Qualcuno di loro si è ammorbidito un po’, ha rivelato qualche particolare agli inquirenti. Altri invece sono rimasti arroccati sulle loro posizioni, in particolar modo nelle ore, nei giorni immediatamente successivi l’emanazione delle misure cautelari.

C’è anche da dire che la vittima ha insistito con forza sul fatto che le accuse che i suoi aggressori gli hanno rivolto prima di picchiarlo, quelle cioè di aver chiesto delle foto spinte alla ragazza in questione, sono assolutamente prive di fondamento.

Agli inquirenti lui ha spiegato e rispiegato che quei messaggi non li aveva mai mandati e che mai aveva chiesto delle foto alla ragazza. Infatti, secondo il suo racconto, era lei a scrivergli e lui a tirarsi indietro, perché non interessato e già fidanzato.

A uno degli aggressori, oltre al cellulare, è stata sequestrata anche la felpa, come prova, sporca di sangue. —

Libero Red Dolce

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di Redazione web