Gioco
Vita di Gordon Lett il maggiore inglese amico dell’Italia: il ricordo del figlio
La storia del militare alleato che divenne partigiano rievocata in un’affollata presentazione del libro dell’Isra
PONTREMOLI. Una giornata per riportare alla memoria fatti importanti che hanno segnato la nostra storia e che devono restare “stelle polari”, come guida per il nostro cammino nel futuro. Questo è stato il senso del pomeriggio che si è tenuto nelle stanze del teatro della Rosa dove Brian Lett ha presentato il libro “Gordon Lett. Amico dell’Italia” realizzato in ricordo del padre, ovvero il maggiore inglese che fu uno dei protagonisti della lotta di liberazione nell’Alta Lunigiana. Un libro che è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra l’Istituto Storico della Resistenza Apuana e lo stesso Brian con un lungo e accurato lavoro, accanto alla descrizione dei fatti, propone – per la prima volta in modo organico – le immagini di luoghi e protagonisti, a settantacinque anni da quei terribili mesi.
Immagini straordinarie, circa 120 (la maggior parte di esse inedite) alcuni di esse sono state raccontate dalla viva voce di Brian (con un inconfondibile ma simpatico accento inglese) a un pubblico composito e nutrito, che è stato trascinato nella motore dei ricordi dal racconto intenso dell’autore inglese che più volte si è commosso nel ricordo del padre. Un uomo, il maggiore Lett, che dopo aver viaggiato in vari parti del mondo come soldato dell’esercito di sua maestà, aveva partecipato al secondo conflitto mondiale dove venne catturato in Africa nel giugno ’43. Riuscì a fuggire dal suo campo di prigionia, vicino a Piacenza, poco dopo l’armistizio, il 10 settembre 1943. Il suo obiettivo era quello di riunirsi all’esercito inglese ma invece il destino volle che arrivasse a Rossano di Zeri dove, come racconta il figlio “trovò rifugio, amicizia e cibo”. Lì fondò, nell’ottobre, il “Battaglione Internazionale” un gruppo di combattenti eterogenei, composto da militari fuggiti che collaborò a fianco dei partigiani contro i nazifascisti per venti lunghi mesi, fino alla vittoria. Tanti sono stati i racconti di Brian sollecitato dalle belle immagini che scorrevano. A partire dalla vita dura e difficile dei partigiani ma anche la solidarietà e l’aiuto della popolazione che permise ai combattenti resistere ed organizzare la lotta ai nazifascisti. E per questo per il maggiore Lett “era una vera tragedia quando venivano uccisi dei partigiani. Spesso dei ragazzi giovanissimi di 16 – 18 anni”. È stata poi evidenziato l’amicizia che legava il maggiore inglese all’allora vescovo di Pontremoli Giovanni Sismondo, i due riuscirono, con il loro intervento, a evitare il bombardamento della città come invece successo nelle zone limitrofe “Sismondo era un uomo di pace ma anche una persona coraggiosa. Mio padre era di fede protestante. Sulla carta due uomini molto diversi. Ma invece nacque tra loro una grande stima ed una grande amicizia”. E a tal proposito mons. Silvano Lecchini, allora giovane seminarista, ha raccontato di quando in quegli anni accompagnò il vescovo, assieme ad altri due seminaristi, a Castoglio dove Sismondo si incontrò con il maggiore Lett.
Il libro, come sottolineato da Paolo Bissoli, “è stato curato con grande attenzione nella parte grafica per cercare di dare maggiore risalto e qualità alle splendide foto che rappresentano un’importante testimonianza di quegli anni”. Il pomeriggio è stato aperto dalla testimonianza di Lalla Tassi, staffetta partigiana, che ha ricordato alcuni episodi di quegli anni della guerra di Resistenza. —
Riccardo Sordi
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