Il dolore
«Fattura elettronica, ulteriore aggravio»
Commercianti disorientati: a regime funzionerà, ma adesso rappresenta un impegno in più per un settore già in crisi
I commercianti sapevano bene dove andare a scartabellare: scaffale, cartellina, ben distinta dalle altre per colore, e fogli ordinati e catalogati. Le fatture, per anni, si sono conservate così. Come le bollette.
Adesso, invece, scaffale e cartellina non serviranno più perché le fatture diventano digitali: per cercarne o leggerne una devi sederti davanti al computer e passare al setaccio la tua pec (posta elettronica certificata). È la fattura elettronica, entrata in vigore con il nuovo anno. Un bel cambiamento per il mondo del commercio. La rivoluzione non interessa i clienti che, come sempre, riceveranno lo scontrino, riguarda, invece, i commercianti che la fattura dal fornitore non la riceveranno più in cartaceo, ma on line. Certo, un sistema per ridurre l’utilizzo di carta, ma anche per evitare manipolazioni successive all’emissione: il documento, infatti, viene spedito direttamente, in formato xml, a chi ha acquistato la merce, al commercialista e all’Agenzia delle entrate attraverso la piattaforma del sistema di interscambio. Rimetterci le mani è davvero dura. Ma per i commercianti, soprattutto quelli piccoli, il cambiamento non è da poco: serve la Pec, serve un programma per aprire il formato, serve l’aiuto del commercialista. Il costo zero non c’è.
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Così chi vive di commercio, pur riconoscendo che gli effetti positivi ci saranno, ammette che la transizione alla fattura elettronica non sarà facile: la vive, nella maggior parte dei casi, come un aggravio che si aggiunge a tasse, burocrazia e crisi del settore.
Maria Paola Ricci è la titolare della merceria Lalù di via Pacinotti. Non usa mezzi termini: «La fattura elettronica non mi piace. Il cartaceo era molto più comodo, soprattutto per la consultazione. Di fatture elettroniche non ne ho ancora ricevute e ai miei fornitori chiederò, fin quando possibile, di avere anche copia cartacea».
Anna Bigini, proprietaria di “Libri in Armonia”, sempre in via Pacinotti, solleva un altro aspetto: quello della riduzione della carta. Perché - spiega - «un documento di accompagnamento alla merce, come la bolla, dovrà comunque arrivare». Concetto che ribadisce a chiare lettere anche Romeo Manicardi del negozio di salumi e formaggi “Paolo e Romeo: «Mi sembra un meccanismo costoso e farraginoso senza dimenticare che un documento cartaceo di accompagnamento dovrà comunque arrivare, tanto più se il pagamento è in contrassegno».
La titolare di Libri in Armonia ammette di «essere preoccupata, probabilmente si tratta solo di abituarsi al nuovo, poi tutto procederà per il meglio». Spiragli di ottimismo a cui si affida anche Luana Tonlorenzi, titolare del bar in Largo Matteotti: «Una volta imparato, risulterà semplice, ma adesso, in fase iniziale, non nascondo che mi sembra complicato soprattutto per chi, come me, di fatture ne riceve poche. Non dimentichiamo che per noi piccoli commercianti è davvero dura, di impegni e incombenze ne abbiamo tantissime e adesso dobbiamo dotarci di computer, pec, stampante. Cose da fare e soldi da spendere».
Timori, perplessità e la speranza che il tempo e la prassi diano una mano. Roberto Santucci, titolare dell’omonima macelleria, non si sbilancia in giudizi perché - spiega - «è prematuro. Dobbiamo aspettare che sia passata la fase di rodaggio». Del resto - i commercianti ne sono consapevoli - l’ alternativa non c’è: è indispensabile mettersi a regola, adattarsi al cambiamento. Alla panetteria Cagetti, che ha aperto un nuovo punto vendita in Largo Matteotti, le fatture elettroniche sono già arrivate - spiega Patrizia Russo, la commessa: «A noi sono già arrivate, ci siamo adattati al cambiamento. Magari serve un po’ di tempo». Andrea Jacques, titolare dell’edicola L’Ancora, ha un bel dubbio: ai giornali non si accompagnano fatture, ma lui ancora non sa se sarà in digitale anche l’estratto conto che registra le vendite effettuate. Per lui la e- fattura è «l’ennesima vessazione».
Preoccupazione, dunque e il timore che la fattura elettronica sia un ulteriore aggravio per i piccoli imprenditori e per un settore, il commercio, già a dura prova. —
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