Il dolore
Delitto Corini, testimonianza choc al processo: «Marco voleva cambiare il testamento»
In aula parla Susanna Cacciatori, amica dell’avvocato e della sorella Marzia che è accusata di omicidio: "Il legale voleva lasciarmi più di 270mila euro"
LUNIGIANA. «Marco mi disse che voleva cambiare il testamento. Che voleva sistemare le persone a cui voleva bene. Come me e come Giulia (l’avvocato Feliciani ndc). A me voleva lasciare più di 270mila euro». Ha parlato per cinque ore. Una deposizione choc quella di uno dei testimoni chiave del processo Corini, Susanna Cacciatori.
La testimone chiave
È stata per anni l’amica del cuore di Marco Valerio Corini, l’avvocato spezzino morto nel settembre del 2015 a 51 anni. Secondo l’accusa l’uomo, malato terminale di tumore, sarebbe stato assassinato con una dose letale di farmaci dalla sorella Marzia, medico anestesista all’ospedale Cisanello di Pisa, per paura di essere estromessa da una eredità milionaria. Proprio il testamento è stato al centro dell’udienza di ieri in tribunale.
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E l’amicizia di Susanna e Marco. Anni di amicizia e un rapporto che si era rallentato quando, come raccontato davanti al giudice da Susanna Cacciatori, Corini era diventato legale e amico di Gianluigi Buffon: «Buffon era rimasto coinvolto nello scandalo calcio scommesse, io ero amica delle sorelle, gli presentai Marco che da allora diventò il suo avvocato. Poi i rapporti sono diventati meno stretti frequentava un ambiente in cui mi sentivo inadeguata».
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Poi la malattia e il rapporto che torna forte, proprio come era un tempo. «Marco mi confessò che voleva rivedere il testamento, voleva far star bene le persone a cui voleva bene, come me, come Giulia– ha detto in aula Susanna Cacciatori – Due giorni prima della sua morte, il 23 settembre del 2015, ricordo che ebbe uno screzio con la fidanzata Isabò Barrack perché voleva scrivere degli appunti e voleva che lei si allontanasse. In quegli appunti c’erano le sue volontà di cambiare il testamento».
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La telefonata
«Marzia delirava in quel periodo, sembrava che tutti i problemi del mondo dipendessero da lei. Beveva e si dava la colpa per qualsiasi cosa, anche della morte del fratello». Susanna Cacciatori lo ha ripetuto più volte e ha dato la sua interpretazione della telefonata su cui regge gran parte dell’accusa. Ed è la telefonata del 21 gennaio 2016, intercorsa proprio tra Cacciatori e l’imputata. Una telefonata in cui Marzia confessò all’amica di aver anticipato la morte del fratello, di settimane, forse mesi. Marzia, in aula, ha già dato la sua spiegazione a quella conversazione. «In quella telefonata cercavo qualcuno che mi dicesse che era colpa mia», ha detto mesi fa.
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I messaggi con Isabò
Ieri il pm Monteverde ha chiesto conto di una telefonata in cui la Cacciatori, discutendo con Marzia, parla di Isabò, la giovane fidanzata dell’avvocato Corini, chiamandola «Cita» (la scimmia del film Tarzan). «L’ho detto perché è una ragazza di colore. Mi scuso di questo. Non voleva essere un’affermazione discriminatoria. Non sono razzista», ha precisato. La Cacciatori ha mostrato poi i messaggi intercorsi con la stessa Isabò: quelli in cui le chiedeva di poter andare a far visita a Marco, e i continui rifiuti da parte della giovanissima fidanzata. —
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