Sicurezza
Estorsione e lesioni ai danni di Lucio Boggi: ecco chi è l'imprenditore arrestato
Carrara, secondo l’accusa avrebbe morso un orecchio all’ex consigliere perché rinunciasse all’affitto della cava e gli desse soldi
CARRARA. Manrico Dell’Amico e Lucio Boggi si conoscono da anni. Si conoscono bene perché Boggi, commercialista oltreché ex consigliere comunale e provinciale del Pd, all’imprenditore del marmo ha tenuto la contabilità. Sono stati legati anche in affari: soci in alcune aziende. I rapporti però si deteriorano. Così tanto che Boggi denuncia per estorsione l’ex cliente. Una denuncia così circostanziata da attivare immediati controlli da parte della polizia e l’arresto in flagranza, venerdì 4, un solo giorno dopo il deposito della denuncia. La sostituto procuratore Roberta Moramarco, titolare dell’indagine, contesta a Manrico Dell’Amico i reati di lesioni ed estorsione, in concorso con un altro indagato, Mattia Poli.
Una vicenda che ruota intorno ad una cava, Cava Vittoria. Secondo l’accusa, infatti Dell’Amico, anche in concorso con Poli, avrebbe costretto Boggi a firmare un atto di rinuncia ad un contratto di affitto della cava e a consegnare 84.000 euro. Soldi a cui se ne sarebbero aggiunti altri 117.000. Tutto comincia lo scorso 31 ottobre quando - secondo le ricostruzioni dell’accusa - Dell’Amico avrebbe usato le maniere forti per costringere Boggi a sottoscrivere la rinuncia al contratto d’affitto. Dell’Amico, infatti, avrebbe - sempre stando alla ricostruzione della pubblica accusa - morso un orecchio a Boggi causandogli una lesione.
Ma non sarebbe finita lì: l’accusa contesta, infatti, diverse telefonate in cui Dell’Amico avrebbe minacciato Boggi, chiedendogli denaro, con frasi «del tipo “ti ammazzo... non ti riconosce neppure tua madre”. E con quelle minacce lo avrebbe costretto, così è stato ricostruito, «a versare tramite assegni circolari o bonifici, circa 27.000 euro, nonchè 5.000 in contanti e, nel dicembre 2018, 2.000 euro in contanti consegnati a Mattia Poli».
La svolta arriva giovedì scorso 3 gennaio: Dell’Amico - sempre stando all’accusa - contatta telefonicamente Boggi dicendogli che «se non gli avesse ceduto gratuitamente tutti i macchinari e i mezzi della Cava Vittoria (del valore di oltre 500.000 euro) li avrebbe incendiati o, in alternativa, lo avrebbe ammazzato. Quello stesso giorno Boggi consegna a Mattia Poli un assegno da 15.000 euro». Ma decide di dire basta: va dalla polizia e denuncia Dell’Amico. Il giorno successivo informa gli agenti che gli è stato chiesto un incontro nel piazzale della ditta dove lavora, Ital Export International, in viale Zaccagna per la consegna di due assegni del valore di 35.000 euro. Quegli assegni li esibisce e la polizia li fotocopia per farne una prova.
All’incontro, infatti, assistono, ben nascosti, anche gli agenti. Gli assegni, alla presenza di una terza persona, passano dalle mani di Boggi a quelle di Dell’Amico: la polizia attende che l’imprenditore salga sul suo fuoristrada, poi lo ferma e gli chiede di esibire i due assegni. L’imprenditore non fa resistenza e li sfila - si legge in atti - dalla tasca dei pantaloni. Gli assegni vengono sequestrati. Al quel punto per l’imprenditore Dell’Amico scatta l’arresto in flagranza. È ai domiciliari e l’udienza di convalida davanti al giudice Augusto Lama è fissata per domani mattina.
Ieri le indagini a carico di Manrico Dell’Amico sono proseguite e, su richiesta della pubblico ministero, sono state eseguite perquisizioni in casa dell’imprenditore e nelle abitazioni di alcuni suoi famigliari. L’avvocato Enrico Di Martino legale dell’imprenditore del marmo sta già lavorando per definire la tesi difensiva e ribadisce che il suo assistito si proclama innocente ed estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Dell’Amico ha infatti spiegato che i due assegni gli erano stati dati da Boggi per coprire un prestito che lui gli aveva fatto. C.S.
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